NINO VALENZIANO SANTANGELO: IL SOFFIO VITALE DELLA SCULTURA LAVICA

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Quei volti di lava che affollano le annerite pareti della casa-museo di v. Sant’angelo Fulci 55/A, hanno tutti un’anima: si chiama Nino Valenziano Santangelo (Nella foto). Uno scultore così appassionato e ingegnoso, così felice di dare vita alle pietre di lava, non poteva che essere catanese.  Non ha le mani ruvide come quelle di un qualsiasi scultore, il maestro; né  la “testa per aria” come ogni artista che si rispetti, ma la determinazione del missionario che sa di stare adempiendo a un preciso compito, questo sì. E la sua missione consiste  nel riavvicinare sempre di più l’uomo alla natura, alla scienza, all’arte, consentendone la penetrazione. Scalpellare una pietra per liberare da essa ciò che già esiste in potenza, è certo una rapida via per conseguire con la massima semplicità questo ambizioso obiettivo. Gli arnesi che usa sono pochi: due scalpellini, bisturi, martello e limetta. Il resto lo compie l’ingegno. Sembra parlargli la lava: “Tu, cca, ha fari chistu!” ( Tu qui devi fare questo), e lui obbedisce.

 


Se Nino Valenziano Santangelo, avvocato oggi ottantacinquenne, è un predestinato o un semplice uomo dall’ingegno elevato, ha poca importanza; ciò che stupisce è l’amore con cui alimenta la propria arte e da cui, con ogni probabilità, origina la scintilla che ravviva la materia. Non c’è niente che sia inerte in questo museo; anzi tutto qui è vita, perché ciò che la natura ha abbozzato, il maestro ha rifinito fino a dargli un’espressione definitiva, bella e compiuta. La capacità di cogliere con immediatezza questo linguaggio d’arte, non è poi tanto difficile; richiede però ugualmente tanta sensibilità e una capacità non comune di sapere osservare le cose. Queste pietre che provengono dalle viscere incandescenti della terra, hanno l’età del mondo ma anche una fisionomia in pectore. Non a caso il motto di Valenzano Santangelo è: “Ciascun pezzo è unico pezzo e un pezzo unico”. 
Il viaggio compiuto in questo universo di lava, è essenzialmente didattico. Qui si insegna che quando c’è l’arte di mezzo, ogni differenza tra scienza e la storia si annulla. Ogni pezzo degli oltre 440 ammirati, è forgiato su varie  tipologie laviche. A seconda della caratteristica morfologica, può assumere di volta in volta la forma di un ambiente rurale siciliano, di un personaggio storico, di un simbolo, una scena mitologica, un oggetto e tant’altro. “La pietra lavica da lavorare-spiega tra l’altro il maestro-la reperisco ovunque; non faccio distinzione: sull’Etna come nell’orto di casa.”  Indicandomi una delle sculture esposte, mi svela un particolare: “vede-dice- mentre zappavo il giardino di mio figlio, a Mascalucia, l’ho rinvenuta così; sono bastati pochi tocchi per dargli questa forma.”

-Basalto, pietra pomice, ghiaia, cenere vulcanica tufo ecc.; …e questa pietra ovale da cui ha  “ricavato” l’uomo dentro la giara?

“ E' una bomba vulcanica.”

-Cioè…?

“Origina da brandelli di magma incandescenti sparati  fino a 200-300 metri di altezza dal cratere durante l’attività esplosiva. Può raggiungere  dimensioni da mm 35 fino a 1 metro di diametro. Una volta solidificati, questi brandelli possono assumere indistintamente la forma di un grosso uovo o di una mandorla, e ciò in base alla lunghezza della traiettoria, la velocità del raffreddamento e la deformazione subita durante l’impatto col terreno…”

-Quando ha scoperto questa sua vocazione?

“All’età di 52 anni. Prima mi occupavo di grafica caricaturale ma non praticavo la scultura. Poi nel 1978, mentre ero in campeggio, vinto dalla noia, cominciai a forgiare una pietra: ne venne fuori un posacenere che ancora conservo.”

 

-Nessun maestro dunque…

“Da autodidatta, si. Attribuisco però all’allora sindaco di Linguaglossa, Lo Giudice, il merito di avermi  incoraggiamento al punto tale da farmi compiere il passo decisvo. L’uomo politico, avendo osservato alcune mie opere, mi chiese di scolpire un’aquila, simbolo del paese da egli  amministrato. Le dimensioni dovevano essere quelle reali.  Sulle prime mi sembrò un compito improbo, poi accettai. Non ebbi alcun compenso, ma il suo entusiasmo mi ripagò abbondantemente del lavoro svolto. “

-Il suo è un lavoro artigianale che può avere un seguito…

“A me la parola artigianale suona male. L’artigiano forgia le basole stradali, le fontanelle; è sì un artista anche lui, ma non nel senso pieno del termine. Ciò perché non possiede la cultura necessaria. La cultura, nell’arte, è fondamentale. Per parlare dell’antica Grecia, ad esempio, devi conoscere profondamente la storia. I giovani d’oggi, preferiscono altro; non so fino a che punto sono disposti a cimentarsi con dedizione verso questa forma d’arte..”

-Manca il lavoro, quest’arte potrebbe rendere bene…

“Vale per i lavori artigianali comunemente intesi. Io non ho mai ceduto un solo pezzo della mia collezione, e non intendo farlo in seguito. Ogni singolo pezzo è per me un figlio.”
 
-Cosa ne pensa dell’arte moderna?

“…Uno schifo, a cominciare da Picasso che ha rovinato l’arte contemporanea..”

-Come considera l’impiego delle lave artificiali nell’edilizia?

“La differenza è  essenzialmente concettuale. Tutto ciò che è naturale, possiede un fascino unico. La storia che c’è dentro non è astratta, si percepisce. Gli archi della marina- ad esempio- rappresentano due facce di una stessa medaglia. Da un lato, quello osservato dalla via Dusmet, si possono notare i conci in pietra lavica originali del 1866. Quelli dal lato mare, invece, nati successivamente dal raddoppio ferroviario, sono in pietra lavica artificiale: se guarda con attenzione, la differenza si nota eccome. "

-Riconoscimenti…?

-Tanti. Molte personalità hanno visitato il mio museo; pochi i politici, in verità. In passato ho allestito mostre in vari luoghi e tutte abbastanza apprezzate; oggi, questo museo, il cui ingresso è gratuito ed aperto a tutti anche se solo per appuntamento, è una realtà…che insegna."

-Avrà un  seguito nel tempo…?

“…lo auspico.”