LA LEGGENDA DEL PIAVE

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La “Serata per Caruso”, trasmessa dalla Rai sabato 4 luglio, poteva essere davvero la grande occasione per dare il giusto risalto all’arte poetica e musicale di E.A. Mario e rendergli giustizia. Ma tant’è, a volte si spreca tempo in sketch superficiali e si perde l’occasione, anche in programmi di intrattenimento, di dare agli spettatori “gocce” di sapere! L’inizio della trasmissione, con la suggestiva esecuzione di “Le rose rosse”, la prima canzone contro ogni guerra scritta da E.A. Mario nel 1919, lasciava ben sperare. Bella anche la coreografia del corpo di ballo sulle note della “Canzone del Piave” ma, secondo me, sarebbe stato più efficace trasmettere la “Leggenda del Piave” cantata dall’autore e, come sfondo, proiettare l’autografo dell’Inno. Questi due documenti storici li ho inviati precedentemente alla Rai.  Poi sarebbe stato opportuno invitare il pubblico, visto che nessuno dei presenti aveva avuto la sensibilità di farlo spontaneamente, ad alzarsi in piedi sia per ricordare con il dovuto rispetto il Poeta, sia per onorare la memoria di tutti i caduti di ogni guerra e di ogni nazione. Infine sarebbe stato doveroso doveroso dare la possibilità a Italia Nicolardi e a Delia Catalano – rispettivamente figlia e nipote del Poeta – affiancate dal presidente della SIAE, di ribadire che

E.A. Mario non si è arricchito per la “Leggenda del Piave” e spiegarne i motivi: la canzone, pur se eseguita milioni di volte  dai cantanti e dalle bande militari e municipali, non fu mai trascritta sui bollettini della SIAE perché considerata “Inno nazionale”, per cui lo Stato diventa proprietario  previo un lauto compenso e un vitalizio offerto all’autore. Ma la “Leggenda del Piave” non fu mai dichiarata Inno nazionale, né E.A. Mario ebbe alcun compenso dallo Stato. Ci fu una causa durata oltre venticinque anni, alla fine vinta dal Poeta. Ma il risarcimento non arrivò mai, perché scoppiò la seconda guerra mondiale e con la conseguente sconfitta e la svalutazione monetaria il congruo compenso divenne una cifra ridicola e irrisoria. Dopo l’armistizio del 1943, il governo italiano la adottò provvisoriamente come Inno nazionale in sostituzione della Marcia Reale fino al 12 ottobre 1946, quando fu sostituita dall’Inno di Mameli.

Nella foto, l'autore E.A.Mario.

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