Biografie

STORIE DELLA RESISTENZA: "LA RAGAZZA CON LA PELLICCIA"

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Matteotti lo avevano ammazzato da qualche mese, ma di antifascisti ancora ne dovevano nascere ancora tanti e fare un grande esercito di Liberazione.Salvatrice Benincasa nacque a Catania l’8 settembre 1924 e rimase dalle parti del vulcano solo due anni perché il padre, per motivi di lavoro fu trasferito a Trieste ed in quella città rimase fino all’età di quindici anni. Pur vivendo gli anni della fanciullezza in una città facilmente ed abbondantemente avvolta da facile retorica patriottarda, intrisa dall’immancabile e martellante propaganda fascista, approdò alla giovinezza educata dalla madre ai valori della democrazia, della libertà e del socialismo.A seguito di un altro trasferimento per motivi di lavoro, Salvatrice e la famiglia si trovarono, nel 1939, a Milano. In questa città rafforzò i suoi sentimenti antifascisti quando entrò a lavorare alla Montedison, quando la guerra stava già devastando di dolore e di miserie l’intero paese.Il giorno del suo diciannovesimo compleanno

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RITRATTI: ALFIO PATTI, L'AEDO DELL'ETNA.

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Alfio Patti (nella foto) è giornalista e pubblicista, laureato in Pedagogia, che da circa 30 anni si occupa di lingua e letteratura siciliana con particolare riferimento alla poesia. Studiando i secoli dal 1250 a oggi scopre tante ricchezze siciliane e per questo decide di portare in giro queste sue conoscenze attraverso delle conferenze. Per dare un taglio diverso alla conferenza che risultava sempre un pò barbosa e noiosa, ma soprattutto per far in modo che anche i più giovani si avvicinassero al dialetto siciliano, Alfio Patti comincia ad intermediare queste conferenze con recite e canti fatti da se stesso, nacque così la conferenza/spettacolo.Pian piano col passare del tempo queste conferenze si arricchirono e perfezionarono fino a diventare dei veri e propri spettacoli. Allakatalla fu il primo che lanciò nel 2002 al centro culturale Paternò tedeschi. Da quel momento portò questo spettacolo

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GIORNATA DELLA MEMORIA:UN PENSIERO A KERTESZ GEZA

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Un pensiero durante la giornata della memoria va rivolto a Kertész Géza, l’allenatore della squadra di calcio del Catania ucciso dai nazisti per aver salvato degli ebrei e dei dissidenti ungheresi durante la Seconda Guerra Mondiale. In attesa dell’intitolazione di una strada a Catania, presto si terrà una conferenza sulla sua figura. Anche l’allenatore ungherese Kertész Géza merita un posto di rilievo nella giornata della memoria dedicata alle vittime dell’Olocausto nazista. Lui, che guidò la formazione di calcio del Catania tra il 1933 e il 1936 e nel 1941-1942, fu fucilato da eroe nel 1945 in Ungheria, dopo aver organizzato un gruppo di resistenza antinazista e aver salvato degli ebrei e dei dissidenti ungheresi dalla Gestapo.La città dell’Elefante ha recuperato la sua memoria storica grazie al lavoro degli autori del volume Tutto il Catania minuto per minutoe al comitato pro-Géza Kertész. La campagna che il comitato sta conducendo da quasi tre anni per l’intitolazione alla sua memoria di una strada in città continua, in attesa che la richiesta venga recepita dal Comune di Catania, che si è dimostrato molto sensibile all’argomento. Venerdì 24 gennaio, durante una conferenza organizzata da Assostampa e Ersu Catania, il segretario provinciale del sindacato dei giornalisti, Daniele Lo Porto, ha annunciato che nelle prossime settimane si terrà una conferenza dedicata proprio alla figura di Kertész, oltre che ad Amedeo Rega (portiere scampato all’eccidio delle Fosse Ardeatine) e Luz Long (già olimpionico tedesco e morto in guerra in Sicilia).

Kertész Géza (Budapest 1894 – Budapest 1945) è stato un calciatore - di ruolo interno - e allenatore ungherese. Disputò una gara con la sua Nazionale, oltre a vincere una Coppa d’Ungheria con il Ferencváros. Da allenatore, si distinse in Italia vincendo la Seconda Divisione con lo Spezia, la Prima Divisione con Catanzaro, Catania e Taranto e allenò in Serie A la Lazio e la Roma. Tornato in patria, organizzò la resistenza antinazista, fu arrestato dalla Gestapo e morì fucilato. È sepolto al cimitero degli eroi di Budapest. Un suo ritratto può essere letto su Barbadillo.

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