LA COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI: "Le tradizioni scomparse"

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Certi sapori di un tempo, colori e rumori compresi, oggi non si avvertono più. Pensiamo  all’ “ossa ‘i mottu”, gustoso biscotto duro da sgranocchiare; i “pupi di zucchero” che a contatto con la saliva si scioglievano lasciando nella bocca un lieve sapore di cannella. Per non parlare, poi, dei giocattoli fatti trovare in ogni angolo della casa ai bambini. Loro dovevano credere che i regali acquistati da nonni e genitori erano stati i morti  a farglieli trovare. Erano Bambole e culle per le femminucce, mentre per i maschietti era diverso.  I più virtuosi pregavano perché arrivasse l’automobilina da corsa oppure “l’azzi Band” ( “Azzi”, da Jazz) cioè la batteria con tanto di piatti, tamburi e bacchette; mentre i più scapestrati sceglievano fucili e pistole. A costo di rimetterci i timpani, sparare era sinonimo di forza da far valere sempre. Questa usanza non c’azzeccava niente con la solennità liturgica della festa; eppure gruppi di bambini sciamavano sparando per le strade, per i vicoli, tra le macchine con queste armi giocattolo (allora prive di tappo) comunque parodia di morte. E’ inutile negare che  ci si divertiva da morire. “Ma quannu venunu ‘i morti?” si chiedevano i piccoli belligeranti. A partire dalla seconda decade di ottobre, in un crescendo rossiniano, cominciava la musica. Giochi innocenti , certo, che con l’andar del tempo si fecero talmente pericolosi da indurre le autorità a proibirli.Ma quali furono queste armi e munizioni.  I “Fulminanti” erano striscette di carta pirica che a contatto col pistoncino di una semplice pistola di latta, produceva un rumore simile allo sparo. Più tardi avrebbero fatto la loro comparsa i “Caps” piccole capsuline (zincate o in plastica) dal botto rafforzato. Quando intorno agli anni cinquanta nelle sale cinematografiche fecero le prime apparizioni i film Western, il fenomeno toccò il suo apice. I novelli John Wayne e James Stewart, si materializzarono per le strade di Catania e dintorni dandosi battaglia. Ciascuno sognava un fucile o una pistola da esibire prima che sparare. Tra fucili più ricercati annotiamo:  “Il bengala” (10 colpi a tamburo); “Marines” col suo tamburone che di colpi ne aveva 40; “L’apache” e  il “Winchester”, quest’ultimo con la classica leva in avanti. E le pistole? C’era proprio l’imbarazzo della scelta. “Susanna”, “Cobra”,  “Jugomatic” ecc. Chi possedeva un fucile ad aria compressa a un solo “micidiale” colpo, si candidava a guidare la combriccola. “Chi fucili hai?...”  “ ‘N-fucili a aria compressa”. Risposta: “Mih..stai attentu ca chistu astruppia! ”. In effetti, qui siamo in ambito più sofisticato. Quest’arma giocattolo sparava proiettili di gomma ( Gummetti colorati) in grado di procurare alla vittima forti bruciori con contorno di ematoma. Quando negli anni settata fecero le prime apparizioni  le “Lanciarazzi”, pistole munite di piccoli razzi dal botto infernale,  la suonata cambiò. Il gioco si fece duro, perse la primordiale innocenza e allora il giocattolo si ruppe. 

Gran parte delle tradizioni legate ai “Morti”, sono scomparse.

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