Cultura e spettacolo

SERATA MUSICALE ALLE SALETTE: UNA TARGA RICORDO PER "I COLAPISCI"

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Estratto dalla Diciannovesima edizione del Premio letterario "V.Paternò-Tedeschi"

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UN GIORNALISTA ALL'INFERNO

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“UN GIORNALISTA ALL’INFERNO” di Santo Privitera: pièce teatrale

recensione di Alessandro Russo

Buongiorno.
La sera di sabato venti maggio duemiladiciassette e il pomeriggio del dì successivo, nella città dell’Etna e dell’Elefante un infuocato colloquio tra un simpatico giovanotto dalla folta zazzera e Satana in carne ed ossa ci fu. I fatti capitarono al numero trentadue di via Tetro greco di Catania, all’interno dell’oratorio dei Salesiani. Colà, sul palco, si scorgevano dapprima un reporter un pizzico scomodo e poi un “Capo”, anzi una “Capa” alquanto scorretta e corrotta e per la quale egli stesso prestava servizio. In seguito, propriamente nel mezzo d’una infuocata discussione, la Direttrice mandò al Diavolo il povero cronista e quello, giunto laggiù, a strappar un’intervista all’angelo delle tenebre riuscì.
Sto parlando di “Un giornalista all’inferno“, testo di Santo Privitera e regia di Alfio Guzzetta, sonorità musicali di Giuseppe Benito Caruso, assistenza alla regia di Letizia Di Mauro, direzione di scena di Orazio Indelicato.
Codesta rappresentazione teatrale la luce la vide grazie alla collaborazione tra l’associazione culturale Terreforti e il centro culturale Vincenzo Paternò Tedeschi. Si trattò d’una incandescente pièce infarcita da piacevoli sfumature grottesche sulle miserie e sul marciume dell’intero Pianeta terra. Una raffigurazione scenica ad ampio respiro sull’indiavolato mondo del quinto potere e sulle sue rocambolesche mistificazioni: l’orecchio destro rivolto alle ingiustizie e il sinistro alle falsità ascoltate, un occhio alle frodi e l’altro alle estorsioni vedute. Durante gli spettacolari accadimenti, oltre al giornalista capellone e al suo perfido Direttore, s’alternavano in scena quel cornuto del Diavolo in persona, il suo segretario, e financo lady Satanessa con intrigante damigella al seguito. Di tanto in tanto faceva capolino nientepopodimeno che il signor Caronte, il quale tra i dannati in attesa di giudizio altro non faceva che scaraventar nuove anime malcapitate. Poi, di botto, nel giro di due, tre minuti al massimo nella piccola arena di tutto e di più succedette. Non appena pareva che il trambusto stesse per prendere il sopravvento, l’amore sistemò ogni cosa ma forse, ora che ci penso meglio, mi sa che accadde esattamente  il contrario. La cosa di cui sono sicuro è, invece, che gli attori furono uno più bravo dell’altro.
I loro nomi ? Enrico Smeraldo, Concetto Cefalà, Nino Patanè, Gaetano Gullo, Letizia Di Mauro, Vanessa Tudisco, Francesca Privitera e Orazio Patanè.
«Una commedia assai piacevole, –così il musico Torquato Tricomi, sedutomi accanto-  lo spettatore non può che apprezzare l’acuta ironia del testo nè far a meno di notare come Belzebù non sia immune degli stessi problemi che appartengono a ogni essere umano».

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I "FIGLI DELL'ETNA" AL CENTRO CULTURALE PATERNO'-TEDESCHI

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Festa grande al Centro Culturale "V.Paternò-Tedeschi" col gruppo Folk "Figli dell'Etna". Non e' stata una mattinata culturale di rutine quella vissuta domenica 26, ma una vera e propria esaltazione della sicilianità a tutto tondo. Nelle vesti di relatori Vi hanno preso parte il Presidente regionale della F.I.T.P.(Federazione Italiana Tradizioni Popolari) M° Alfio Russo, ed i presidenti del Sodalizio organizzatore, dott. Santo Privitera e quello del gruppo Folk "Figli dell'Etna", dott. Vincenzo Amaro. Dopo il saluto alla platea la splendida esibizione musicale che ha avuto come assoluta protagonista Anna Tabacco Messina, vera icona del Folklore Siciliano con i suoi cinquant'anni di attività artistica. La formazione dei "Figli dell'Etna" fondata sessant'anni fa dalla compianta Rita Corona, vanta come diretta discendenza quella dei "Canterini Etnei". Questo gruppo deve i suoi natali al musicista Gaetano Emanuel Calì che nel lontano 1929 la tenne a battesimo in occasione delle nozze del Re Vittorio Emanuele II con Maria Josè. Nel corso della mattinata il gruppo ha offerto un saggio della propria bravura esibendosi in balli e canti appartenenti all'antico repertorio canoro siciliano direttamente attinto dagli usi e costumi del popolo siciliano. Gli spazi ristretti non hanno in alcun modo impedito, ad ulteriore conferma della bravura e la professionalità dei componenti, lo svolgersi dello spettacolo che ha commosso e divertito i soci presenti. Al termine, proprio nel momento dei saluti finali, la promessa di un ulteriore incontro da fissare nel piu' breve tempo possibile.

Nella Foto di Gianni De Gregorio, la foto ricordo.

UNA POESIA DEDICATA A SANT'AGATA RECITATA DALLA STESSA AUTRICE FRANCESCA PRIVITERA

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