Letteratura

SERATA FINALE CONCORSO LETTERARIO "V.PATERNO'-TEDESCHI" EDIZ.XVII

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Organizzata dal Centro culturale “V. Paterno’-Tedeschi” e dalla Biblioteca “R. Livatino”, si e’ svolta al Castello Leucatia la cerimonia di premiazione della diciassettesima edizione del Concorso letterario nazionale “V. Paterno’-Tedeschi”. Nell'auditorium “M. G. Cutuli”, in bella evidenza le opere esposte dell’artista Francesca Privitera, autrice delle due targhe in ceramica donate ai vincitori delle sezioni speciali. “Nel trentennale della fondazione del nostro sodalizio - ha sottolineato il presidente del “Paterno’-Tedeschi” dott. Santo Privitera, la manifestazione non poteva che essere organizzata al Castello Leucatia, oggi tra i luoghi simbolo di una città culturalmente viva”. Con l’occasione è stata consegnata una targa ricordo alla biblioteca “R.Livatino”.Ad animare la manifestazione presentata da Silvia Ventimiglia, il duo “Ars Nova” composto da Giuseppe Garozzo, al mandolino, e Torquato Tricomi, alla chitarra.  I due virtuosi hanno eseguito brani appartenenti all’antica tradizione siciliana. Quindi è stata la volta del duo cabarettistico Caruso-Fusari. Alla cerimonia coordinata da Nunzio Spitalieri, hanno collaborato in sala: Carmelo Filogamo, Lina Giuffrida, Fiorella Muscittone, Salvina Tomarchio, Luisa Spampinato, Gianni De Gregorio e Carmelo Castorina. Le letture delle opere vincitrici sono state invece curate dall’attrice Rossella Strano. La giuria presieduta dalla prof.ssa Rossella Campisi e composta dalla dott.ssa Maria Grazia Distefano, dott. Antonio Nicolosi, Agata D’Amico Castorina e Francesca Privitera,

 

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FILOSOFIA: SCEGLI TU QUALE SARA' IL TUO GIORNO(ORAZIO, ODI I.11)

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Qual è l’invito che, nel carme undicesimo del libro primo delle Odi, Orazio rivolge a Leuconoe, la donna inesperta della vita, che consulta gli oroscopi per conoscere quale limite gli dei abbiano posto alla vita sua e del poeta, a quanto ammonterà la somma finale dei loro giorni? 
“Carpe diem” (v. 8), la esorta Orazio, “cogli il giorno”, l’oggi, l’attimo che si può afferrare di un tempo ostile che fugge via veloce da noi, che si è già dileguato e perso mentre che noi parliamo. Smettiamo dunque di porre domande che, essendo senza risposta, ci angosciano, filtriamo dal fluire inesorabile del tempo, così come si purifica il vino, i momenti di piacere e godiamone oggi, riconoscendo quanto sia ingenua la nostra fiducia nel futuro. 
Ma così rendendolo, interpretiamo al meglio il pensiero di Orazio? È il suo ‘carpe diem’ un invito a godere del presente, non curandosi del futuro? 
A mio parere Orazio non ci esorta ad assumere un atteggiamento edonista, volto a strappare momenti di felicità ad una vita che vola via più veloce delle parole, che ci sfianca con affanni e dolori, come fa l’inverno con il mare spingendo le sue onde ad infrangersi contro le scogliere. ‘Carpere’ significa anche ‘scegliere’, ‘carpere viam’ è ‘incamminarsi per una strada’, ‘percorrere una via passo a passo’: ecco dunque che ‘carpe diem’ assume così il senso di ‘scegli tu quale sia il tuo giorno’, ‘incamminati lungo la vita, vivendola giorno dopo giorno’. Orazio ci invita dunque non a un godimento, che sarebbe in realtà frutto di disperazione, ma ad una progettualità che dia pienezza alla vita. 
Cosa fa l’ingenua Leuconoe? 

I MESI

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I  MESI

 

Aprendo la porta

Gennaio tira tira,

Febbraio gamba corta,

lo segue e gira gira.

Va Marzo pazzerello

Col vento nel castello

E sparge i fiori Aprile,

sì gaio e sì gentile.

Fra rondini e usignoli,

il Maggio par che voli.

Poi Giugno va beato

Di spighe inghirlandato.

E luglio porta il sacco

Di candida farina,

Agosto ha la sua sporta

Di frutta sopraffina.

S’aggirano Settembre

E Ottobre dentro al tino,

e mesto va Novembre

coi fiori e il lumicino.

Dicembre chiude l’anno

Il una stanza oscura,

ma furbo il Capodanno

vi scopre una fessura.

Gennaio fa passare

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