Letteratura

FILOSOFIA: SCEGLI TU QUALE SARA' IL TUO GIORNO(ORAZIO, ODI I.11)

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Qual è l’invito che, nel carme undicesimo del libro primo delle Odi, Orazio rivolge a Leuconoe, la donna inesperta della vita, che consulta gli oroscopi per conoscere quale limite gli dei abbiano posto alla vita sua e del poeta, a quanto ammonterà la somma finale dei loro giorni? 
“Carpe diem” (v. 8), la esorta Orazio, “cogli il giorno”, l’oggi, l’attimo che si può afferrare di un tempo ostile che fugge via veloce da noi, che si è già dileguato e perso mentre che noi parliamo. Smettiamo dunque di porre domande che, essendo senza risposta, ci angosciano, filtriamo dal fluire inesorabile del tempo, così come si purifica il vino, i momenti di piacere e godiamone oggi, riconoscendo quanto sia ingenua la nostra fiducia nel futuro. 
Ma così rendendolo, interpretiamo al meglio il pensiero di Orazio? È il suo ‘carpe diem’ un invito a godere del presente, non curandosi del futuro? 
A mio parere Orazio non ci esorta ad assumere un atteggiamento edonista, volto a strappare momenti di felicità ad una vita che vola via più veloce delle parole, che ci sfianca con affanni e dolori, come fa l’inverno con il mare spingendo le sue onde ad infrangersi contro le scogliere. ‘Carpere’ significa anche ‘scegliere’, ‘carpere viam’ è ‘incamminarsi per una strada’, ‘percorrere una via passo a passo’: ecco dunque che ‘carpe diem’ assume così il senso di ‘scegli tu quale sia il tuo giorno’, ‘incamminati lungo la vita, vivendola giorno dopo giorno’. Orazio ci invita dunque non a un godimento, che sarebbe in realtà frutto di disperazione, ma ad una progettualità che dia pienezza alla vita. 
Cosa fa l’ingenua Leuconoe? 

I MESI

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I  MESI

 

Aprendo la porta

Gennaio tira tira,

Febbraio gamba corta,

lo segue e gira gira.

Va Marzo pazzerello

Col vento nel castello

E sparge i fiori Aprile,

sì gaio e sì gentile.

Fra rondini e usignoli,

il Maggio par che voli.

Poi Giugno va beato

Di spighe inghirlandato.

E luglio porta il sacco

Di candida farina,

Agosto ha la sua sporta

Di frutta sopraffina.

S’aggirano Settembre

E Ottobre dentro al tino,

e mesto va Novembre

coi fiori e il lumicino.

Dicembre chiude l’anno

Il una stanza oscura,

ma furbo il Capodanno

vi scopre una fessura.

Gennaio fa passare

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POESIA ILLUSTRATA: 'U MACCU"

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Il Tema del mangiare assume svariati significati: Da quello più ovvio relativo all'alimentazione, a quello metaforico delle rubberie. Dire L'omu 'ca sta 'o putiri ci mangia finu( l'uomo che è al potere ci mangia bene), è convinzione comune. La cosa peggiore è Quannu 'u sazziu non criri 'o riunu( Quando chi e' sazio non crede alla fame altrui). In ogni caso: Sta' attentu picchì chissi si mangiunu macari a ttia! (Stai attento perchè questi si mangiano anche a te!).Nel 1534 lo scrittore francese Francois Rabelais scrisse il famoso romanzo satirico Gargantua e Pantagruel una ferocissima satira sulla società del suo tempo, ma ancora valida nel nostro.(Vedi illustrazione di Gustavo Dorè risalente al 1873). Si mangia  in eccesso per problemi di isterìa, per predisposizione naturale o per una qualche patologia capace di scatenare una fame tremenda. Quannu 'a panza è vacanti (Quando la pancia è vuota) genera però eccessi verbali: Cetti voti mi mangiassi 'u munnu a muzzucuni! ...si, parola ca si dici. ( Certe volte mi mangerei il mondo a morsi...si, parola che si dice). C' è anche Cu pari ca si mangia 'u munnu e poi 'nveci è na povira cappa ( Sembra mangiarsi il mondo e invece è un poveraccio incapace di fare male a una mosca). In questo caso la metafora è "buonista". Nella sua accezione più ampia: I chiacchiri su cchiacciri ma a panza resta vacanti (Le chiacchiere sono chiacchiere ma la pancia resta vuota) è di grande attualità. La "Crapuloneria" nel tempo ha scatenato ogni forma di fantasia che inevitabilmente  si è tradotta in letteratiura sia in  Lingua che in Dialetto. Vadda 'a chiddu: mangia quantu 'mporcu! ( Guarda a quello, mangia quanto un maiale). Alcuni proverbi sono altrettante sentenze: Mangia di lu sò mangia e du to' sazziatinni(Mangia le cose degli altri e conserva le tue). Questo e' un proverbio che denuncia lo sfruttamento. Lo stesso dicasi per chi Arriva 'a taula cunzata e a pani munizzatu( Arriva appena tutto è pronto); Mangia, ca ti passa 'u scantu(Mangia che ti passa la paura). L'elenco e' infinito. Un consiglio per chi sente troppo la crisi attuale? Mangia, vivi e futtitinni!!! (Mangia,bevi e fottetene!). Lo stesso avrà pensato il poeta Salvatore Marchese allorquando nel febbraio del 1931 scrisse questi versi:

                      ‘U MACCU**

 ‘A costu d’arristarimi pri peccu

su me muggheri mi cucina maccu

sta sira haiu a mangiari quantu ‘n sceccu.

Ogni tri cucchiaiati m’arrisaccu,

li causi m’allentu e lu gleccu,

poi quantu beddu chinu haiu lu saccu

ci vivu supra, masciucu lu beccu

e mutu mutu a lu lettu m’attraccu.

                     

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