Letteratura

IL POETA GIUSEPPE NICOLOSI SCANDURRA A CINQUANT'ANNI DALLA SCOMPARSA

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A cinquant’anni dalla scomparsa avvenuta il 6 aprile del 1966, è stata ricordata al centro culturale “V.Paterno’-Tedeschi” la figura umana e poetica di Giuseppe Nicolosi Scandurra( Catania 1877-1966). Del poeta popolare catanese nativo nel popoloso quartiere del Fortino, ne hanno parlato in un affollato incontro svoltosi nella sede di v. della Paglia, il giornalista pubblicista Santo Privitera e il poeta Carmelo Furnari. Giuseppe Nicolosi Scandurra, meglio conosciuto come “‘U pueta contadinu” (“Teocrito redivivo” lo ribattezzò Mario Rapisardi), fu tra i poeti dialettali più prolifici e importanti vissuti a cavallo tra l’800 e ‘900. Al proprio cognome volle aggiungere quello della madre che lo lascio’ orfano in tenera eta’. Alcuni scolari del tempo lo ricordano per essere stato fino a tarda età bidello alla scuola elementare “Caronda”. L’impiego gli venne accordato-come egli stesso racconta nell’unica sua opera dialettale in prosa redatta nel 1959, “La me vita”, dopo una supplica poetica rivolta direttamente al Re Vittorio Emanuele III in visita a Catania. Spontanea e per niente artefatta, la sua poesia stupì i migliori critici dell’epoca. Descrisse in versi come solo gli arcadici avevano saputo fare prima di lui,poeta illetterato, quella civiltà contadina capace di esaltare la natura in tutte le sue forme e manifestazioni. Da qui l’accostamento al celebre poeta palermitano Giovanni Meli(1740-1815). Pur continuando a svolgere l’attività di contadino, Nicolosi Scandurra si recò spesso a Milano. Accolto dai suoi estimatori, fu tra i pochissimi poeti dialettali ad essere ammesso nei migliori salotti letterari milanesi. Arrivò persino a varcare la soglia del Teatro “La Scala” dove recitò alcune liriche contenute nel suo libro di maggior successo “Natura e sintimento” del quale si registrarono tra il 1914 e il ‘51 ben tre ristampe accresciute. Il noto editore Treves nel 1931 gli pubblicò una silloge “I canti del poeta contadino”, e fu un altro successo. Tutto questo-precisa Santo Privitera nel suo intervento-“grazie al poeta, giornalista e critico letterario Giuseppe Villaroel suo principale sostenitore”. Amico di Angelo Musco e Nino Martoglio, per il poeta contadino

 

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PRESENTAZIONE DELLA SILLOGE "L'URTIMI VAMPARIGGHI" Di Gaetano Petralia

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Organizzata dal Centro culturale “V.Paternò-Tedeschi” in collaborazione con la Biblioteca “R.Livatino”, si è svolta al Castello Leucatia la presentazione della silloge “L’urtimi vamparigghi” del poeta dialettale Gaetano Petralia. Relatori, gli scrittori e critici letterari Alfio Patti,Ninni Magrì e Santo Privitera. Alla cerimonia introdotta dal poeta Nunzio Spitalieri ha partecipato una delegazione del Circolo “Peppino Caleca” di Castellammare del Golfo guidata dal prof. Vincenzo Vitale.  Gaetano Petralia  è tra gli ultimi poeti popolari dialettali della cosiddetta “vecchia guardia” rimasti ancora in auge. La folta schiera di questi poeti alla quale egli appartenne, col tempo è andata via via assottigliandosi. Ciò che di essi oggi rimane, è la ricca aneddotica basata sulla estemporaneità dei versi e le sfide incrociate condotte a suon di rime. Tra i suoi maestri, i poeti Titta Abbadessa, Neddu Bruca, Gaetano Benessere e Nino Bulla. Dalle tradizioni campagnole agli argomenti più frivoli passando per quelli di grande attualità, la poetica di Petralia ha avuto come denominatore comune la quotidianità. Da qui il desiderio di raccontare e raccontarsi. La povertà, il duro lavoro nei campi, anziché prostrarlo ne hanno affinato le doti emotive e fatto apprezzare il valore della vita: “ La vita è bedda, veramenti bedda,/ picchì ni duna gioi e filicità,/ macari siddu è sparsa di duluri/ è sempri bedda,pi la virità(…).(La vita è bedda). “La poesia di Petralia ha percorso un fecondo cammino evolutivo-puntualizza Alfio Patti-che l’ha resa sempre più genuina e accattivante”.Facendo riferimento al volumetto oggetto dell’incontro,gli oratori ne sottolineano la semplicità del linguaggio e la ricchezza dei vocaboli. “L’ultimi vamparigghi” e’ l’ottava fatica letteraria di questo ultraottantenne autore che continua ancora a stupire vincendo concorsi letterari, frequentando circoli per recitare versi tutti “a memoria”.“Nelle sue liriche-sottolinea Privitera-ci troviamo l’endecasillabo, le ottave ed i sonetti, tradizionali forme metriche ormai raramente applicate”. Per Ninni Magrì autore della prefazione, “Petralia si rivela scrigno prezioso poiché conserva e custodisce nelle sue poesie le nostre radici”. I suoni onomatopeici di un tempo riecheggiano in molti dei suoi componimenti: “’N munzeddu du’ sordiiii,/ arricialativi ‘u cori,/ frischi e duci su’ ‘sti bastarduniiii,/ frischi e duciii suuu’….(Decianni). Non mancano i riferimenti nostalgici in relazione al tempo trascorso: “Lu tempu comu nenti va vulannu/purtannusi d’appressu l’anni mei,/ ogni annu ‘na fogghia va cascannu/ di starvulu c’ammacia li so’prei.(Sirinata di l’anni mei).

Nella foto, il poeta Petralia intento a declamare alcuni suoi versi.

GIAMMERGHI DI SITA: "INTERVISTA A SANTO PRIVITERA" Di Elisa Guccione

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http://www.siciliajournal.it/libri-santo-privitera-vi-racconto-i-pecchi-e-la-loro-storia/

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