Letteratura

DEDICATO A TUTTE LE MAMME: "MATRI"

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‘N cori c’abbatti, 'na lacrima, 'na pinna,

ddu scarabocchi ‘nta stu fogghiu jancu;

 quantu mi manchi non si po’ capiri

 picchi’ lu beni non si fletti all’anni!

 Matri,

 tu fusti la me puisia,

 lu megghiu versu senza fantasia;

 passasti funna ‘nta l’anima mia

 làssannici la luci di stiddi

 e lu caluri di tuttu lu suli.

Matri è parola ca non si cancella

Ciatu di vita ca si po' vasari;

Resta ppi sempri macari ca scumpari!

 

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PRESENTATA LA SILLOGE "MILANISARI^ di Gaetano Capuano"

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Organizzata dal Centro culturale “V.Paterno’-Tedeschi” in collaborazione con la biblioteca “R.Livatino”, e’ stata presentata al Castello Leucatia la silloge in dialetto siciliano “Milanisari^” del poeta Gaetano Capuano. Relatori il critico letterario Alfio Patti e il giornalista Santo Privitera. L’autore, poeta e studioso agirino ormai di lungo corso, da tempo residente a Varese, è alla sua sesta opera dopo “Rispikiannu Rikurdanzi”(1996); “Vientu d’autunnu”(1999); “Assapurannu silenzi,quaderni del giornale di poesia siciliana” (2007); “Sorridere,poesie postume di A.Sardo”(2010); “ ‘A putia”(2010).

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IL POETA GIUSEPPE NICOLOSI SCANDURRA A CINQUANT'ANNI DALLA SCOMPARSA

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A cinquant’anni dalla scomparsa avvenuta il 6 aprile del 1966, è stata ricordata al centro culturale “V.Paterno’-Tedeschi” la figura umana e poetica di Giuseppe Nicolosi Scandurra( Catania 1877-1966). Del poeta popolare catanese nativo nel popoloso quartiere del Fortino, ne hanno parlato in un affollato incontro svoltosi nella sede di v. della Paglia, il giornalista pubblicista Santo Privitera e il poeta Carmelo Furnari. Giuseppe Nicolosi Scandurra, meglio conosciuto come “‘U pueta contadinu” (“Teocrito redivivo” lo ribattezzò Mario Rapisardi), fu tra i poeti dialettali più prolifici e importanti vissuti a cavallo tra l’800 e ‘900. Al proprio cognome volle aggiungere quello della madre che lo lascio’ orfano in tenera eta’. Alcuni scolari del tempo lo ricordano per essere stato fino a tarda età bidello alla scuola elementare “Caronda”. L’impiego gli venne accordato-come egli stesso racconta nell’unica sua opera dialettale in prosa redatta nel 1959, “La me vita”, dopo una supplica poetica rivolta direttamente al Re Vittorio Emanuele III in visita a Catania. Spontanea e per niente artefatta, la sua poesia stupì i migliori critici dell’epoca. Descrisse in versi come solo gli arcadici avevano saputo fare prima di lui,poeta illetterato, quella civiltà contadina capace di esaltare la natura in tutte le sue forme e manifestazioni. Da qui l’accostamento al celebre poeta palermitano Giovanni Meli(1740-1815). Pur continuando a svolgere l’attività di contadino, Nicolosi Scandurra si recò spesso a Milano. Accolto dai suoi estimatori, fu tra i pochissimi poeti dialettali ad essere ammesso nei migliori salotti letterari milanesi. Arrivò persino a varcare la soglia del Teatro “La Scala” dove recitò alcune liriche contenute nel suo libro di maggior successo “Natura e sintimento” del quale si registrarono tra il 1914 e il ‘51 ben tre ristampe accresciute. Il noto editore Treves nel 1931 gli pubblicò una silloge “I canti del poeta contadino”, e fu un altro successo. Tutto questo-precisa Santo Privitera nel suo intervento-“grazie al poeta, giornalista e critico letterario Giuseppe Villaroel suo principale sostenitore”. Amico di Angelo Musco e Nino Martoglio, per il poeta contadino

 

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