RACCONTO: "Il Prestito"

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 “Uff !..uff!, questa notte non ce la faccio proprio a dormire!!” Amelia si gira e si rigira nel letto senza riuscire a prendere sonno. “Con questa sono due! No, non è possibile, devo provvedere: sono una donna ma non certo una Santa”. E mentre ripete tra se e se questo pensiero, comincia a canticchiare sottovoce il ritornello del motivetto che negli anni ’70 rese celebre la cantante Rosanna Fratello: “Sono una donna, non sono una Santa, non tentarmi non sono una Santaaa…Non mi portare nel bosco di sera, ho paura nel bosco di seraaa…”. Amelia a questo punto, si alza di scatto, accende la luce del comodino e si dirige in cucina. Tira fuori dal pacchetto una sigaretta, l’accende e comincia a fumare avidamente. In poco tempo la cucina si riempie di  fumo e i suoi occhi cominciano a lacrimare: E’ pianto oppure è l’effetto della “nube” biancastra prodotta delle continue boccate? Un po l’uno un po l’altro. “Mancano altri tre giorni al suo ritorno ed io non posso rimanere ancora in queste condizioni. Rischio l’esaurimento nervoso, uffaaa!!” La donna è all’apice del nervosismo. Carlo, il marito, è stato costretto a partire per una commissione a Roma. Non si assentava mai da casa, ma quella volta il suo datore di lavoro, colto da improvvisa febbre, ha dovuto mandare lui al suo posto.

Amelia è una donna sui cinquant’anni ma ancora molto ben messa. Un metro e ottanta, ben tornita, con due labbra stupendamente carnose e un seno mozzafiato. Modesta per natura,  ha sempre preferito un abbigliamento poco appariscente e un viso acqua e sapone. Malgrado ciò, i “calabroni” attorno non le sono mai mancati. A dire il vero, il ronzio è quasi giornaliero ma lei, però, ha saputo mantenere il giusto contegno. Certo le “tentazioni” a volte la fanno star male, ma preferisce lavorare di fantasia piuttosto che far parlare la gente. Carlo, malgrado la “straripante”moglie, non ha mai mostrato un minimo di gelosia nei suoi confronti. Forse è perché non gli ha mai dato motivo per esserlo. Poche volte ha fatto il focoso con lei, per il resto si è  limitato al suo dovere coniugale e basta. Di questo, Amelia, si è sempre lagnata con le sue amiche: avrebbe voluto accanto un uomo più nerboruto e pieno di attenzione verso di lei. Il fatto di non avere avuto figli, non l’ha mai turbata quanto, invece, la svogliatezza del marito che attribuiva all’eccessivo lavoro in ufficio i lunghi periodi di astinenza.

No, quella notte no: Amelia aveva una voglia matta di abbracciare Carlo e, vista la sua l’assenza, non avrebbe disdegnato di abbracciare un altro uomo. La fantasia non le bastava più e, anzi, finiva per amplificare amaramente la sua voglia di coccole. Il tormento di Amelia è durato fino all’alba. Per tutto il tempo che è rimasta in cucina a pensare, tra una sigaretta e l’altra, una decisione “rivoluzionaria” finalmente era  riuscìta a prenderla: “Chiamerò Angela, vediamo se lei mi può aiutare”. Preso il cellulare, comincia a formulare un numero telefonico. Si blocca improvvisamente. “Ma cosa mi viene in mente” pensò arrossendo. Fu sul punto di desistere.  Posato il telefono nel caricabatteria, tremante si avvia verso il corridoio;  si blocca nuovamente. Allora comincia a ragionare a voce alta: “E se lei si arrabbia e mi chiude il telefono?” Ci ripensa: Mannò, mannò, Angela è una donna aperta e moderna: quando si è trattato di fare un favore alle amiche, anche il più imbarazzante, non si è mai tirata indietro. Il suo unico difetto è quello di volere in cambio sempre qualcosa che possa gratificarla oltre ogni aspettativa. Pretende, eccome pretende! Nel suo giro di amiche, spesso ha usato il marito il quale, a dire il vero, è stato sempre disponibile. Avrà avuto il suo tornaconto, ma quale sarà stato?  Il suo volto improvvisamente si illumina: “Forse…Si, può darsi…” Così, Amelia, finalmente si decide. Afferrato il telefono, formula il numero.

“Pronto? “

“Si? “

“Sei Angela? “

“Si..?

“Ciao, sono Amelia!”

“Amelia, Amelia Carissima…come stai? ”

“Benino, grazie,…e tu?”

“Benone, meglio di così non si può.”

“Beata te: Mi fa molto piacere!...è da una vita che non ci sentiamo…”

“Si,…da quanto…; Come mai alla buon’ora stamattina? ...sono le sette…”

“Già, le sette…è che questa notte ho riposato poco…”

“Stai male? Mi auguro di no…”

“Fisicamente no, moralmente però non sto apposto…”

“Problemi?...”

“In un certo senso, si…;

“Posso esserti d’ aiuto?…”

“Ehh…si…che puoi…”

“Dimmi, cosa posso fare per te?...”

“..Vedi, Angela, mio marito starà via altri tre giorni per lavoro…”

“Ah, bene…”

“…ed io già da tre notti dormo da sola…sai: niente coccole…eh, eh,

“Eh, eh…ti capisco,…ti capisco”

“…Tu che sei tra le migliori amiche conosci la mia sensibilità…”

“Certo che la conosco…; e allora, cosa posso fare per te…?

“….Angela, ehmm, ehmm, ehmm,…puoi prestarmi tuo marito??”

La donna un po’ sorpresa.

“Miiio Marito?? “

“Si, tuo marito…!

“…e perché proprio mio marito?”

“Con lui posso chiacchierare, scambiare opinioni; oltre a essere attraente…è culturalmente interessante…e poi, hai altre alternative da propormi!?

“Perché non hai scelto uno dei tuoi tanti amici, eh!?….sarebbe stato meno imbarazzante, non credi? ”

“Eh,…non vorrei che prendessero certe abitudini: il mio problema

 è solo temporaneo…; se ad esempio chiamo Fredy, quello poi non

 mi lascia più in pace…Soffro terribilmente la solitudine è vero: certi eccessi però mi  infastidiscono…”

“Amelia, tu mi stai chiedendo un favore fuori dal normale: …ma ti rendi conto che la tua è una richiesta indecente?…”

“Si lo so. …Dai, non dire a me queste cose: conosco benissimo la tua generosità; ti ricordi di Carmen, Lara e Nanda? Non fu tuo marito a consolarle nel momento del…bisogno!? E non mi venire a dir…” La interrompe: “Già, ma per loro era tutto diverso…”

“Non posso chiedere un favore alla mia migliore amica?…”

“…mmh…mmh…”

“Piuttosto: …Credi che tuo marito accetterà la proposta!??”

“Ah, su questo non c’è il minimo dubbio: lui certe occasioni se le cerca col lanternino…”

“…Allora cosa aspetti a dirglielo!?”

“…Tu prendi tutto alla leggera: …se fossi stato io a chiedertelo, cosa mi avresti risposto?”

“Sarei stata talmente solidale da non pensarci oltre…Ma Carlo non è…Ernesto…lo sai no!?

“Meno male, mia cara!….”

“Meno Male, un Corno!…Allora, posso sperare di vedere questa sera tuo marito tra le mie lenzuola?

“…Visto che insisti tanto, ti voglio accontentare…ma…”

Amelia adesso sembra essere più intraprendente…

“Ma…ma..niente: tranquilla, ti restituirò tuo marito e… con tanto di interessi”.

So che anche a te piacciono le coccole…e tante!”

Angela ride di gusto: “Ah, ah, ah, staremo a vedere…

“Oh, no Angela..non è che mi spunterai insieme a lui…”

“No di certo: almeno certi pudori te li riconosco…”

“Grazie, cara…”

Riattacca.

Amelia, ha un sussulto di gioia, già pregusta le coccole della notte: “Finalmente stanotte non starò sola…”. Comincia a canticchiare il solito ritornello: “Sono una donna non sono una Santa…non tentarmi non sono una Santaaa…”

Aveva appena terminato la cena quando sente suonare il campanello della porta; uno due squilli: La donna sospira e poi apre lievemente l’uscio. Ernesto scivola dentro in un baleno.

“Ciao Amelia”;

 “Ciao Ernesto,…ti ha visto qualcuno?”

“Credo di no, sono salito con la luce delle scale spenta”;

“Bene così”. L’uomo, sulla quarantina, orecchino nel lobo destro e folta chioma legata a coda di cavallo, la guarda dal basso verso l’alto con un gesto di approvazione. Alto e filiforme com’era, era riuscito  a causare nella donna che le stava davanti un sussulto paragonabile a un terremoto del quinto grado della scala Mercalli. I due si accomodano e come due vecchi amici  cominciano a dialogare. La mezzanotte era passata da un pezzo quando decidono di entrare nella camera da letto. La stanza piuttosto ampia, con un armadio alto fin sopra al tetto e un comò antichizzato, era illuminata soltanto da una Bajour. Appena entrati nelle coperte,  il fruscio delle lenzuola accompagna il risolino di lei. Il gioco di luce della lampada, stagliandosi sulla parete di destra, l’unica libera dagli arredi, disegna una sola ombra. La massa nera si muove a ritmi irregolari ora su ora giù. Respiri si odono uniti a frasi smozzicate. Col passare dei minuti, i suoni si fanno intensi: non si capisce più nulla.

Il mattino seguente, Amelia è piuttosto euforica. Si era addormentata nelle mattinate ma quel poco di sonno che s’era fatto, al contrario della notte precedente,sembrava esserle bastato. Sorridente e ammiccante, mentre porta un vassoio con latte e caffè al marito dell’amica, canticchia la solita canzone: “Sono una donna non sono una Santa…non tentarmi non sono una Santaaa…” Ernesto sorride. Aveva fatto le ore piccole ma non appariva per niente provato.  D’altronde, per lui, è stato un gioco da ragazzi intrattenersi, debitamente autorizzato, con la migliore amica della moglie. Sapeva che aveva un’altra notte a disposizione e voleva sfruttala diversamente. Questa volta, niente camera da letto ma il divano del salone. Davanti al televisore. Così cominciarono a scambiarsi le coccole per tutta la durata del film western. Poi cambiato canale, furono coccole anche durante il documentario sulla savana. Continuarono per tutto il tempo del film giallo. Abilmente, i due alzarono il volume dell’apparecchio per coprire i loro eccessi. Smisero a notte fonda quando la replica del programma dedicato agli eventi politici della giornata, indusse la donna a spegnere con l’alluce destro il televisore. L’alba era appena affiorata quando Amelia a malincuore dovette svegliare Ernesto: “Ehi! La ricreazione è finita…è l’ora di tornartene a casa…” ammonì la donna. Era il giorno in cui Carlo avrebbe dovuto fare ritorno.

Ernesto si rivestì frettolosamente e, conscio di essere stato utile alla causa dell’amica della moglie, se ne andò. Amelia adesso si sentiva un’altra donna: una volta rotto il ghiaccio, ha giurato a sé stessa di cambiare mentalità.

Carlo fece ritorno lo stesso giorno. Amelia lo accolse col calore di sempre:

“…Amore, mi sei mancato tanto, sai?”

e lui:

“..Anche a me. Non vedevo l’ora di tornare: ma adesso sono stanco e devo riposare..”

“Riposa pure amore, nessuno ti disturberà.”

“Il prossimo mese dovrò ripartire, mi dispiace doverti lasciare di nuovo: sarà per poco…”

“…Anche a me, amore; …ma non fa niente: se proprio devi….”

“Devo”.

Un ronfo si levò improvviso, e Carlo fu subito nel mondo dei sogni.

Alcune settimane dopo, Angela era intenta a svolgere le faccende di casa quando sentì suonare alla porta:

“…Arrivo subito!”. Apre e si trova davanti un uomo sulla quarantina: alto, biondo e palestrato;

“…E’ lei Angela!?

“…Si sono io”

“…Mi manda Amelia, la sua amica…”

“…Amelia!? Ah Si!?“

“Mi chiamo Fredy…Mi ha detto di riferirle che, se lei vuole, noi due possiamo fare amicizia”.

Angela un po’ sorpresa:

“…Ma io veramente non la conosco…

“Amelia mi ha detto che intende ricambiare il favore che le ha fatto qualche settimana fa…”

“…Ah… molto gentile da parte sua….”

“…Mi ha anche detto di riferirle che lei i favori li ricambia sempre con gli….interessi…

Ecco perché questo pomeriggio sono qui…” Aggiunge: “Vedrà che non se ne pentirà…”

Angela sorride divertita:

“…Ah! Ah! Ah!...questo le ha detto Amelia?

“Si, e che altro avrebbe dovuto dirmi?”

“Ah! Ah! Ah!, riferisca ad Amelia che per il favore che le ho fatto,

gli interessi sono ancora del tutto insufficienti!….”

L’uomo sbotta: “Insufficienti!? “

“A dire il vero, è troppo poco: ...è come accettare solo una parte degli interessi…

“…Ne pretende altri?...”

“…Si, certo! “

Fredy abbozza un sorrisetto malizioso, e senza mostrarsi minimamente sorpreso, fa un cenno come per attirare qualcuno.  Dietro le sue spalle si materializza un uomo sui trent’anni; anche lui piuttosto palestrato e dotato di un paio di baffoni rossicci: “Fredy, mi hai chiamato?”, “Si Roberto, la signora Angela di cui ti ho accennato in macchina, è ancora più esigente di quanto pensassi…; evidentemente, Amelia, ha fatto bene a richiedere un…supplemento”.                  Poi rivolgendosi alla donna che sembrava aver intuito ogni cosa:  “…Che grande usuraia è lei signora Angela!!!...Ma intanto: Chi si accontenta, gode!” 

Entra e chiude la porta.

 

 

 

 

 

 

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