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CELEBRATA AL CASTELLO LEUCATIA LA GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO

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E’ stata celebrata con un pomeriggio di lettura la giornata mondiale del libro e del diritto d’autore istituita nel 1996 dall’UNESCO per il 23 Aprile di ogni anno. Alla manifestazione organizzata dalla biblioteca “R. Livatino” e dalle associazioni “V.Paterno’-Tedeschi” e “Club UNESCO” di Catania, si è discusso sul valore etico della lettura e dei suoi benefici effetti formativi. Un libro è sempre un libro, meglio se cartaceo. Si, perchè gli e-book che circolano in rete, per i lettori tradizionali restano sempre freddi e impersonali strumenti di cultura. Significativo l’episodio ricordato nel corso della serata. Riguarda il compianto Alfredo Danese(Catania 1914-2009). L’attore catanese prigioniero in Africa durante il secondo conflitto mondiale, barattò il rancio di una giornata per “acquistare” un libro destinato al macero. Di un libro- e’ stato detto- si apprezzano i contenuti, la consistenza, la veste editoriale e perfino l’odore. “Quando si sfoglia un libro”-ha affermato il dott. Santo Privitera coordinatore dell’incontro-“la prima cosa che molti fanno è ficcare il naso tra le sue pagine per sentirne l’odore”. E Questo è destinato a cambiare col passare del tempo. In linea col tema dell’incontro che si è svolto nella sala lettura del rinato maniero, ciascun autore presente ha offerto al pubblico il proprio contributo culturale. Dopo il saluto della direttrice dott.ssa Maria Luisa Santangelo e della prof.ssa Ofelia Guadagnino responsabile del “Club UNESCO di Catania”,il dicitore Orazio Costorella ha esordito recitando  un breve passo dell’Amleto di Shakespeare. E’ stata poi la volta delle poetesse e pittrici omonime Francesca Privitera e Maria Privitera, rispettivamente autrici di apprezzabili raccolte poetiche. Carmelo Filogamo ha invece commentato il testo di una nota canzone di Francesco Guccini: “Dio e’ Morto”(1967). Il critico e poeta Renato Pennisi ha dato lettura di un suo componimento tratto dalla fortunata raccolta “La notte” pubblicata nel 2011. Si sono inoltre avvicendati nella lettura: la sig.ra Ferrari( “lettera a una donna” tratta da una rivista mensile) e gli scrittori Nuccio Spampinato, Elio Camilleri e Agata Teresa Motta . A cinquant’anni dalla scomparsa, non poteva mancare una dedica ad Antonio De Curtis(Toto’). Del grande attore napoletano è stata recitata la famosa lirica “‘A Livella”. A conclusione, in omaggio alla figura ormai scomparsa del carrettiere, è stata data lettura di “Addio carrettiere” una suggestiva pagina tratta dal libro “Barriera-Canalicchio: Storia, evoluzione e immagini di un quartiere” pubblicato da Santo Privitera nel 2001.

 

Nelle foto di Gianni De Gregorio, organizzatori e partecipanti. 

TOTO' A CINQUANT'ANNI DALLA SCOMPARSA

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A cinquant'anni dalla sua scomparsa, riteniamo giusto celebrare Antonio De Curtis, il principe della risata. Antonio De Curtis a tutt'oggi rimane insuperato. Fu un artista completo. Comico dalle sottili sfumature drammatiche. Chiunque abbia visto i suoi films si renderà' conto di ciò. Ma Toto' fu anche un talentuoso poeta. Un genio del verso. Nelle sue poesie tanta verità, tanto amore, tanti ricordi. Tutte le sue liriche hanno un contenuto universale. Roba raffinata, per cuori sensibili. Nel video che vi mostriamo: "A LIVELLA" il componimento che meglio rende l'idea. 

 

CRISTU

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Era ‘nuccenti ma lu cunnannaru

Era misìa ma lu sdinijanu

Ava vinutu pi savvari ‘u munnu

e l’omu lu ‘nchiuvo’ supra ‘na cruci.

‘Nta dda muntagna unni fu ammazzatu,

chioppi lu scuru, scumparìu ‘a luci.

Sutta li petri di l’anticu tempu

dormi la paci, ora c’è la verra.

L’odiu vinci supra di l’amuri

E n’ogni Cruci ca si isa ancora

Macchi di sangu di Nostru Signuri!

FILOSOFIA: IL CRITONE

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Al Centro culturale “V.Paterno’-Tedeschi”, è di scena la Filosofia . Il dott. Salvatore Daniele, profondo esperto della materia, ha promosso  una conversazione sull’opera  “ Il Critone” di  Platone. Al termine dell’interessante incontro introdotto dal presidente del sodalizio dott. Santo Privitera, lo studioso ha risposto con competenza e puntualità alla nutrita serie di domande che la platea gli ha rivolto. La curiosità è il segno inequivocabile che l’argomento è stato stimolante e il messaggio pure.  In una società come la nostra, piena di contraddizioni, contrasti e competizioni, la filosofia Socratica per quanto in controtendenza è di una attualità sconvolgente.  “Il Critone” e’ un’opera giovanile del filosofo ateniese Platone vissuto intorno al 480 A.C. Per quanto negli anni l’autore lo abbia limato rendendolo ancora piu’ incisivo nella forma, il suo significato è rimasto invariato. Il Critone è il piu’ socratico dei dialoghi; in esso vengono delineati i principi di etica assoluta, validi sia per l’individuo che per la comunità. La scena ha luogo dopo la condanna a morte di Socrate, accusato di empietà e corruzione di giovani. La condanna non può essere seguita subito in quanto, per rito, bisognava aspettare il ritorno della nave sacra da Delo. E’ in questo frangente che Critone, fedele discepolo di Socrate, si reca in carcere dal maestro per convincerlo a fuggire. Il filosofo rifiuta sdegnosamente adducendo tutta una serie di considerazioni morali che hanno

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IL CARNEVALE DI UNA VOLTA

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Sembra essere arrivato il Carnevale. Quel “sembra” è d’obbligo visto che fino a ieri l’atmosfera non pareva essere proprio carnascialesca. Neanche un coriandolo per terra, mentre una volta anche nelle piu’ recondite trazzere di periferia il fondo stradale ne era stracolmo. Talvolta si aspettava un minimo corrusco di  vento  per vederli volare in un vortice variopinto che pareva spingerli  fino al cielo. E’ vero: anche le feste risentono dei problemi che assillano la società, per questo probabilmente c’è poca voglia in giro di fare baldoria. Le tante guerre sparse per il mondo, la paura di attacchi terroristici, la  disoccupazione, il crescente impoverimento materiale e morale  delle famiglie costituisce per tutti un forte deterrente al divertimento. Eppure il buon umore dovrebbe essere un’ottima arma contro la depressione.  Un tempo il Carnevale si viveva in maniera diversa. Si aspettava tutto l’anno.  Ogni famiglia provvedeva un mese prima a prenotare i vestiti da indossare per onorare il Re burlone. Si compravano ma si potevano anche affittare. Piccoli e grandi, senza distinzione alcuna, si mascheravano nelle feste di piazza, nei locali come nelle case private.     I bambini, soprattutto, erano i più interessati. C’erano le maschere tradizionali: Arlecchino, Pulcinella, Pierrot, ma si preferiva di più emulare i personaggi delle fiabe. Netta era la distinzione tra i maschietti e le femminucce. Mentre queste ultime vestivano  i panni della Fatina, di Cenerentola o Cappuccetto rosso, i maschi invece preferivano quelle di Principe azzurro, Zorro, D’artagnan, Cow boy ed altro. Il duello a colpi di spada(di latta o in plastica) era assicurato. Poi tutti a Villa Bellini o tra i Carri di Acireale per la foto-ricordo. Quando arrivò il tempo dei cartoni animati giapponesi, Mazinga e Dragon Ball presero il sopravvento. Volavano “supposte” al posto dei missili e qualcuno si fece male saltando dai muretti al grido di “Mazinga fuori”. Coriandoli dappertutto. Poi le stelle filanti. Abolite schiume, mazze e i mattarelli causa di frequenti liti, si passò ai più innocui spray filanti. “Carnevale, ogni scherzo vale, chi si offende è un maiale”, il proverbio non ammette scusanze. Già al solo pensiero di essere giudicato “maiale”, si era disposti a subire anche scherzi pesanti. Così ognuno si

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