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NEL 141° ANNIVERSARIO DELLA TRASLAZIONE DA PARIGI A CATANIA DELLA SALMA DI VINCENZO BELLINI

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Il 23 settembre del 1876 tornarono a Catania le spoglie del grande musicista Vincenzo bellini(Catania 1801-1835). Dal cimitero Père Lachaise di Parigi dove si trovava, il suo corpo tornò nella città natale, dove in Cattedrale attualmente riposa, che lo accolse con i dovuti onori. Un tributo al grande e indimenticabile musicista costretto a lasciare giovanissimo gli affetti più' cari, gli è dovuto.

"SINTITI CHI VI CUNTU"(8)

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Sono da poco passate le 20,00 ed io con la valigetta porta-documenti mi avvio a piedi verso il grande garage di via Milano dove ho ricoverato stamani la mia bella fiat punto  ultimo grido. Non faccio in tempo a girare l’angolo che sento ininterrottamente  un clàcchisi dal suono rauco e fastidioso all’eccesso; non credo che il richiamo sia rivolto a me, anzi in mente mia do del maleducato al disturbatore, invece no: il disturbatore voleva attirare la mia attenzione e di questo mi accorgo solo quando un’auto sgangherata, che mancu Puddu u pizzaru l’avrebbe presa in considerazione, stava per mettermi sotto. La scanso a fatica mentre il clacson ripete altri due suoni orribili, tipo gabibbo, tanto per dare l’idea. Una testa quasi simile a Otzi si protende verso di me e dalla bocca esce un  “Ti salutai; inchia  mancu mi viri, mancu mi cerchi: ma chi t’haju fattu? Eppuru si 'u patrozzu 'i me figghiu Janu. Tu ricordi a Janu? Ora è 'a Gemmania e macari iddu si fici l’occhi rossi.” Tutto questo mentre le ruote di quella specie di  auto sfiorano il marciapiede ove cammino. “Jachinu non è megghiu ca ni firmamu? “ "Giustu,  però haju primura picchì sugnu in cerca di frauli e nun trovu ‘nfruttaiolu apertu". Mi blocco stupito. Oggi non è stato un gran bel giorno per me: troppi intralci, impicci,e  camurrii vari.  "Frauli?" Cioè fragole. "Ca cettu tu si altolocato e non mi capisci." "No Jachinu, non è questo e tu lo sai; ma ho creduto di aver capito male, stai parlando del  frutto." “ Si,  e tu mi poi diri chi ti ni fai? Ma non sunnu pi mia ma pi me muggheri ca lammicùsa mi dici: Jachinu, Jachinuzzu, mi l’accatti 'i frauli?” In vita mia ho sempre cercato di non dire brutte parole ma qui un vaffa ci starebbe; mi contengo. Accosta alla banchina,

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CATANIA: UN APPELLO PER LA FONTANELLA DEI POETI A BARRIERA DEL BOSCO

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“Na sta Sicilia mia lassai lu cori/cara funtana di lu me quarteri/peni e duluri si ponnu scurdari/ma li rivoddi no, restunu vivi(…)”. Sono i primi versi della   canzone “Cara Funtana” cantata dal compianto Settimo Scuderi nel 1985 al Festival della Canzone Siciliana organizzato da Antenna Sicilia. Ma non è della sua storia che vogliamo parlare ma della fontanella di V. Trappeto, a Barriera, stradina di collegamento tra le vie Sangregorio e della Paglia. Fu proprio questa fontanella ad ispirarmi i versi della poesia che poi sarebbe diventata canzone grazie alla  musica di Giuseppe Benito Caruso. Oggi questa fontanella è muta. Muta da più di 10 anni. Una voce stonata, adducendo inesistenti motivi di ordine pubblico, brigò a suo tempo perché venisse chiusa. Ci riuscì a dispetto di tanta gente che preferendo le sue copiose e fresche acque alle stagnanti “minerali”, lì giornalmente faceva ordinatamente la fila per riempire i propri contenitori. Questa fontanella servita dalle acque Carcaci, ha pure una sua storia. Agli inizi degli anni ’50 venne impiantata dal Comune di Catania in quella zona proprio perché, essendo densamente popolata, gli abitanti delle vicine case potessero comodamente usufruirne. Una semplice colonnina in ferro con una canaletta sporgente. Le acque raccolte in un rettangolo di basolato lavico all’interno del quale sta il pozzetto refluo. Tipologia molto comune a quel tempo. Nel corso degli anni, quando l’uso delle acque per ovvie ragioni divenne più razionale, venne opportunamente applicato un rubinetto nella apposita canaletta. Fino al momento della sua inspiegabile dismissione, la fontanella, grazie alla freschezza e cristallinità delle acque, divenne un vero e proprio punto di riferimento. Intere generazioni vi attinsero. Era una Fontanella buona per tutte le stagioni: “Amuninni ‘a funtana  ‘da via Paglia”, come dire “Andiamo al bar”. Attorno ad essa, in attesa del proprio turno, si chiacchierava, si socializzava. E nel vicino Centro culturale, la domenica mattina, era quasi un rito per i poeti andare a bere “ ‘Mmuccuneddu r’acqua” prima della consueta declamazione. Adesso quella fontanella è ancora muta, sempre più secca e arrugginita; per ripristinarla occorrerà un radicale intervento. A nulla sono valsi gli appelli finora lanciati anche attraverso le colonne di questa importante rubrica(vedi “E La fontana dei poeti restò muta”). E non è che nel frattempo le esigenze siano cambiate. Gli abitanti della zona, soprattutto gli anziani che la popolano, non hanno intenzione di continuare a spostarsi a piedi per raggiungere l’impianto più vicino che dista parecchio. Non tutti possono permettersi di acquistare l’ acqua minerale anche se, purtroppo, nel 2017 può sembrare assurdo. Perciò ne reclama la riapertura. Chi dovrà farlo? L’ufficio delle Acque Carcaci, su specifico mandato della Municipalità e del Comune di Catania. 

 

Pubblicato su "La Sicilia" del 7 Agosto 2017

ESTATI CATANESI: "IL RITO DELLA PLAIA"

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Playa, o Plaja? Ai catanesi non ha  mai interessato come si scrive il toponimo; per loro e’ sempre stata ‘A Plaia. La Plaia sinonimo della bella stagione e di tutti i rituali all’insegna del divertimento corale. Armati di sdraio, ombrellone, cappello e ambra solare, su quella sabbia dorata interi nuclei familiari hanno lasciato un po’della propria storia. Chi ffai t’affìtti ‘a cabbina st’annu!?? Era la domanda più ricorrente; la risposta quasi sempre la stessa: Si!...o solitu lidu, ni virèmu dda’!. Stessa spiaggia stesso mare come la celebre canzone di Piero Focaccia dei primi anni ’60. La bella stagione ‘O Lidu ‘e bagni” durava dal 15 Giugno al 15 Settembre. Oggi, se il clima lo permette, anche qualche settimana in più. E c’è perfino la proposta di lasciare i Lidi aperti tutto l’anno perché, grazie a Dio, il turismo dalle nostre parti non manca. E la Plaia è un pezzo pregiato della nostra terra; un angolo di paradiso che purtroppo difetta di sicurezza nei mesi invernali.  Che tristezza quando, finita l’estate, cabine e passerelle venivano smontate. E dire che agli inizi del secolo scorso, quando ancora la Plaia non era accessibile, erano le scogliere le mete preferite dei catanesi: Armisi(Zona stazione),Ognina, e Caitu(Lungomare) soprattutto. I giovani goliardi d’allora si lanciavano in tuffo dalle punte più alte degli scogli rischiando l’osso del collo. Le cabine a quel tempo non erano per tutti. Alle donne della buona borghesia catanese che affollavano le lunghe fila di casotti in legno concentrati solo in alcuni tratti della scogliera, toccava un periodo limitato di bagni: da San Petru ‘a Maronna ‘o Càrmunu( dal 29 Giugno al 16 Luglio). Fasciati com’erano dall’inguine in su, lontano da occhi indiscreti,

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TOTO' A CINQUANT'ANNI DALLA SCOMPARSA

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A cinquant'anni dalla sua scomparsa, riteniamo giusto celebrare Antonio De Curtis, il principe della risata. Antonio De Curtis a tutt'oggi rimane insuperato. Fu un artista completo. Comico dalle sottili sfumature drammatiche. Chiunque abbia visto i suoi films si renderà' conto di ciò. Ma Toto' fu anche un talentuoso poeta. Un genio del verso. Nelle sue poesie tanta verità, tanto amore, tanti ricordi. Tutte le sue liriche hanno un contenuto universale. Roba raffinata, per cuori sensibili. Nel video che vi mostriamo: "A LIVELLA" il componimento che meglio rende l'idea. 

 

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