Moda Costume e Società

Terrarium. La natura che arreda.

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Complemento d’arredo naturale, il “terrarium” è un modo economico per portare il verde in casa e arricchire di ricercatezza anche gli angoli più remoti di una stanza. Di facile realizzazione, può essere allestito con elementi agevolmente reperibili sul mercato.

Un contenitore o un vaso di vetro, della forma e dimensione che più aggrada (anche reciclando vecchi barattoli), sono la base di partenza per creare un risultato d’effetto. Dentro il recipiente scelto si disporranno “a strati”, i sassi, anche colorati, a cui verrà aggiunto il carbone attivo per mantenere salubre l’aria al suo interno, il terriccio e infine le piante scelte, rigorosamente con cura, disposte delicatamente aiutandosi con pinze e cucchiaio, cercando di “tappare” eventuali buchi e di coprire interamente le radici. 

 

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ANTICHI LUOGHI DEL PASSATEMPO CATANESE

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Passatempo è sinonimo di ozio? non sempre! A Catania ha però assunto nel tempo un certo significato. Il detto “‘O fatti quattru passi ‘a Villa” spesso “garbatamente” usato da chi vuole mandare qualcuno a quel paese, nasce proprio dall’abitudine che molti catanesi hanno, forzatamente o no, di frequentare luoghi della città considerati del “dolce far niente”. Villa Pacini (‘A villa varagghi) e “Villa Bellini” su tutti. Ancora oggi esse rappresentano i simboli del famigerato “Passìu”. La “Villa Bellini” ha sempre attirato maggiore folla al suo interno. ‘ ‘U travagghiu!!?..’a Villa è!!!. Oppure: “Picchì non vai ‘a Villa a passìari che papiri??( quando queste c’erano). Sono espressioni comuni molto eloquenti. Una volta, nel tardo pomeriggio di festa, le famiglie vi si recavano a passeggio con i propri bambini; godevano di quel polmone di verde circondato di strade e palazzi nel ventre della città, ma soprattutto assistevano ai concerti bandistici che vi si svolgevano. I luoghi della “Movida” oggi offrono ben altri e più ampi svaghi, perciò quello ormai è solo un ricordo. Senza contare, “Circoli”, “Biliardi” “Caffe’” “Cinema” e “Teatri” della memoria, com’è cambiato a Catania il modo di trascorrere il tempo libero è sotto gli occhi di tutti. Solo in alcuni luoghi il tempo sembra essersi fermato. La “Villa Pacini” finora ha resistito ai mutamenti. Oltre la sua cinta, il tempo continua a scorrere a un’altra velocità. In questo luogo caratterizzato dalla presenza della vicina pescheria, in tutte le ore della giornata e’ ancora possibile osservare gruppi di anziani intenti a giocare a carte. Briscola,

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PARLIAMO DI ANGELI

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Da sempre l'uomo avverte vicino a sé delle entità invisibili ma presenti molto spesso benefiche ma talvolta anche malefiche, che lo accompagnano o lo ostacolano nella quotidianità. Queste figure vengono immaginate come angeli buoni e cattivi. La Bibbia narra della loro influenza sin dalla creazione dell'Universo. Tanto che, qualunque sia l'epoca, la cultura, la religione, la descrizione di questi esseri invisibili coincide con figure alate di forma umana, ne abbiamo riscontro in molteplici scritti o tradizioni tramandate oralmente. Il trascorrere del tempo non ha minimamente intaccato tale radicato convincimento popolare. Nel 1608 la liturgia della Chiesa cattolica ufficializzò la loro devozione con l'istituzione della festa degli Angeli Custodi che venne fissata il 2 ottobre da Papa Clemente X. Negli ultimi decenni è esploso in tutto il mondo uno straordinario fenomeno mediatico che, partito dall'America, ha riproposto all'attenzione popolare la tematica degli angeli.

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SE INTERNET DIVENTA OSSESSIONE

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Aumenta in maniera esponenziale il numero di persone che passa troppe ore connesso alla rete. C'è chi si alza al mattino per sedersi subito al computer per una  partita al poker o un gioco on line. C'è chi chatta via webcam per ore sia la sera che in ogni minuto disponibile. Accumulare più amicizie possibili su Facebook o followers su Twitter è una sfida irrinunciabile. Tale fenomeno sta creando allarme tra gli psichiatri poiché è associato a un auto isolamento, ad ansia, a un senso alterato del tempo e dello spazio, a problemi di lavoro e a fallimenti scolastici.

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COME SI GIOCAVA UNA VOLTA

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Che il gioco fosse una cosa molto seria, i primi a non saperlo erano proprio i bambini. Giocando si socializzava, si passava il tempo, si apprendevano nuove nozioni di vita, si metteva in correlazione la fantasia con la ralta’: insomma, si cresceva. Nelle piazze, nel parco, o nel pianerottolo di casa, finiti i compiti scolastici, ogni occasione era buona per passare qualche ora in allegra compagna. Proprio perché le regole del gioco erano frutto di antichi retaggi tramandati da padre in figlio o da madre in figlia,erano da tutti ben conosciuti e accettati. Quando qualcuno le cambiava, era il segno evidente che a cambiare erano soprattutto i tempi. Si cominciava col “Giro Giro tondo, quando è bello il mondo”, gioco che accomunava entrambi i sessi, per finire con la netta separazione: I bambini da un lato, con i loro fucili a “Gummetti” e le macchinine; e le bambine con le loro Bamboline e le cucine in miniatura, dall’altro. La “Trottola” era il passatempo preferito dei ragazzi, poi ci fu ‘”U’ Tuppetturu”. “Cu puttau ‘u Tuppetturu?” alla risposta positiva ci si metteva in turno per tirare “l’Azzata”. Facendo perno sulla punta di ferro, il panciuto arnese di legno ben tornito cominciava a girare su sé stesso: Vinceva chi riusciva a farlo ruotare per più tempo. Meglio, poi, se con un tocco di abilità,ponendolo sul dorso della mano, si continuava a farlo roteare il più possibile. Era il tempo  del Gioco a “Muccia! Muccia!(Rimpiattino), “Acchiappa, Acchiappa” ( Inseguimento e conseguente presa dell’avversario) o “A’Megghiu Visula”, gioco che richiedeva un certo equilibrio nel lancio

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