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SINTITI CHI VI CUNTU

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Non capisco più niente, ogni giorno mi sforzo di apprendere e di decifrare le parole o le frasi che mi vengono sottoposte continuamente dai politici e non; dai quotidiani e dai  periodici, dalle fonti video e da quelle audio: La mia mente sta “ funnennu” Mi rivolgo a Voi cari amici-lettori: Leggo o sento: Welfar  poi giro pagina o canale e ne spunta fuori un’altra: Spendig review; osservo un manifesto e mi colpisce un Sharing Economy; saluto un amico e costui  mi parla di Default; un vigile mio amico mi dice stai attento al Street control (odora di gelsomino, bianco però) E momentaneamente per oggi finire con Jobs act. Mi fermo non è cosa mia,  inutile sforzarmi “ m’azzannai u ciriveddu” da me, ci rinuncio. Poi m’illumino: Non è che sia proprio una tattica per non fare capire alla gente modesta come me di cosa si tratta e così agire come meglio conviene, indisturbati, senza ingerenza alcuna per poi sentirci rispondere: Ju ti l’havia dittu!

Vostro  Nunzio 

CATANIA: "C'ERA 'NA VOTA 'U FUTTINU"

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  Un tempo, dall’alba al tramonto, era tutto un via vai di carretti. Vi transitavano i contadini per recarsi a lavorare nei vasti campi della “Piana”. Era anche una delle piu’ importanti vie d’accesso della città per il commercio che si svolgeva da’ e per la Sicilia Occidentale oltre che dalle fiorenti Ragusa e Siracusa. Si accedeva dall’Acquicella, una contrada ai piedi di un’altura che per le sue modeste dimensioni era conosciuta come Monte pirocchiu. E’ della piazza Palestro che stiamo parlando, la piazza principale principale luogo di “concentramento popolare”  quartiere del “Fortino” che stiamo parlando e della sua principale piazza Palestro. della via Acquicella che stiamo parlando,arteria situata sotto “Monte Pirocchio” oltrepassata la quale si apre in una quinta scenografica quasi surreale Piazza Palestro con la sua Monumentale “Porta Garibaldi” ( ‘a potta ‘o futtinu) fatta erigere nel 1768 su progetto degli architetti Battaglia e Stefano Ittar per celebrare le nozze di Ferdinando IV di Borbone con Carolina d’Austria. Per essere un vero e proprio arco di trionfo e data la vicinanza col cimitero, in passato costituiva il punto esatto in cui si scioglievano i cortei funebri. A questo punto, passare sotto il suo arco diventava un rito, tanto da ispirare il poeta che ha scritto: “Passannu sutta l’arcu d’u futtinu/ ti trovi di Palestru ‘nta lu chianu/ e senza fari chiù tanti vaneddi/arrivi drittu drittu ‘e tri canceddi. Angelo Musco che trascorse la sua giovinezza nel clima fortinese,

 

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PER NON DIMENTICARE: L'ABBATTIMENTO DEL CAVALCAVIA

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Alle 06.20 del 10 Agosto 2013 cadeva sotto i colpi dei Buldozzer il Cavalcavia del Tondo Gioeni. Un provvedimento, alla luce dei disagi quotidiani patiti dagli automobilisti,  che non ha soddisfatto nessuno: men che meno chi da Sud si sposta verso Nord e viceversa. Era stata prospettata una soluzione a breve termine. Abbiamo voluto credere all'Amministrazione comunale di Catania ma, a quanto pare, ci siamo sbagliati. I benefici prospettati non ci sono stati e ancora attendiamo quel famoso "Tunnel" che avrebbe dovuto alleviare i disagi già ampiamente previsti. Abbiamo voluto ricordare attraverso il riflesso filmato postato nel titolo successivo, i momenti più salienti dei lavori di demolizione  eseguiti in gran fretta e senza un progetto ben definito. Il nostro rimpianto, adesso, va oltre le ragioni storiche.

Terrarium. La natura che arreda.

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Complemento d’arredo naturale, il “terrarium” è un modo economico per portare il verde in casa e arricchire di ricercatezza anche gli angoli più remoti di una stanza. Di facile realizzazione, può essere allestito con elementi agevolmente reperibili sul mercato.

Un contenitore o un vaso di vetro, della forma e dimensione che più aggrada (anche reciclando vecchi barattoli), sono la base di partenza per creare un risultato d’effetto. Dentro il recipiente scelto si disporranno “a strati”, i sassi, anche colorati, a cui verrà aggiunto il carbone attivo per mantenere salubre l’aria al suo interno, il terriccio e infine le piante scelte, rigorosamente con cura, disposte delicatamente aiutandosi con pinze e cucchiaio, cercando di “tappare” eventuali buchi e di coprire interamente le radici. 

 

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ANTICHI LUOGHI DEL PASSATEMPO CATANESE

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Passatempo è sinonimo di ozio? non sempre! A Catania ha però assunto nel tempo un certo significato. Il detto “‘O fatti quattru passi ‘a Villa” spesso “garbatamente” usato da chi vuole mandare qualcuno a quel paese, nasce proprio dall’abitudine che molti catanesi hanno, forzatamente o no, di frequentare luoghi della città considerati del “dolce far niente”. Villa Pacini (‘A villa varagghi) e “Villa Bellini” su tutti. Ancora oggi esse rappresentano i simboli del famigerato “Passìu”. La “Villa Bellini” ha sempre attirato maggiore folla al suo interno. ‘ ‘U travagghiu!!?..’a Villa è!!!. Oppure: “Picchì non vai ‘a Villa a passìari che papiri??( quando queste c’erano). Sono espressioni comuni molto eloquenti. Una volta, nel tardo pomeriggio di festa, le famiglie vi si recavano a passeggio con i propri bambini; godevano di quel polmone di verde circondato di strade e palazzi nel ventre della città, ma soprattutto assistevano ai concerti bandistici che vi si svolgevano. I luoghi della “Movida” oggi offrono ben altri e più ampi svaghi, perciò quello ormai è solo un ricordo. Senza contare, “Circoli”, “Biliardi” “Caffe’” “Cinema” e “Teatri” della memoria, com’è cambiato a Catania il modo di trascorrere il tempo libero è sotto gli occhi di tutti. Solo in alcuni luoghi il tempo sembra essersi fermato. La “Villa Pacini” finora ha resistito ai mutamenti. Oltre la sua cinta, il tempo continua a scorrere a un’altra velocità. In questo luogo caratterizzato dalla presenza della vicina pescheria, in tutte le ore della giornata e’ ancora possibile osservare gruppi di anziani intenti a giocare a carte. Briscola,

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