Moda Costume e Società

SE INTERNET DIVENTA OSSESSIONE

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Aumenta in maniera esponenziale il numero di persone che passa troppe ore connesso alla rete. C'è chi si alza al mattino per sedersi subito al computer per una  partita al poker o un gioco on line. C'è chi chatta via webcam per ore sia la sera che in ogni minuto disponibile. Accumulare più amicizie possibili su Facebook o followers su Twitter è una sfida irrinunciabile. Tale fenomeno sta creando allarme tra gli psichiatri poiché è associato a un auto isolamento, ad ansia, a un senso alterato del tempo e dello spazio, a problemi di lavoro e a fallimenti scolastici.

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COME SI GIOCAVA UNA VOLTA

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Che il gioco fosse una cosa molto seria, i primi a non saperlo erano proprio i bambini. Giocando si socializzava, si passava il tempo, si apprendevano nuove nozioni di vita, si metteva in correlazione la fantasia con la ralta’: insomma, si cresceva. Nelle piazze, nel parco, o nel pianerottolo di casa, finiti i compiti scolastici, ogni occasione era buona per passare qualche ora in allegra compagna. Proprio perché le regole del gioco erano frutto di antichi retaggi tramandati da padre in figlio o da madre in figlia,erano da tutti ben conosciuti e accettati. Quando qualcuno le cambiava, era il segno evidente che a cambiare erano soprattutto i tempi. Si cominciava col “Giro Giro tondo, quando è bello il mondo”, gioco che accomunava entrambi i sessi, per finire con la netta separazione: I bambini da un lato, con i loro fucili a “Gummetti” e le macchinine; e le bambine con le loro Bamboline e le cucine in miniatura, dall’altro. La “Trottola” era il passatempo preferito dei ragazzi, poi ci fu ‘”U’ Tuppetturu”. “Cu puttau ‘u Tuppetturu?” alla risposta positiva ci si metteva in turno per tirare “l’Azzata”. Facendo perno sulla punta di ferro, il panciuto arnese di legno ben tornito cominciava a girare su sé stesso: Vinceva chi riusciva a farlo ruotare per più tempo. Meglio, poi, se con un tocco di abilità,ponendolo sul dorso della mano, si continuava a farlo roteare il più possibile. Era il tempo  del Gioco a “Muccia! Muccia!(Rimpiattino), “Acchiappa, Acchiappa” ( Inseguimento e conseguente presa dell’avversario) o “A’Megghiu Visula”, gioco che richiedeva un certo equilibrio nel lancio

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PERICOLO WEB

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Allarme per adolescenti e adulti sprovveduti!!!

Può accadere a tutti di fidarsi degli amici del web e ritrovarsi a navigare in un mare di guai. Molestie, cyber stalking, diffamazione, propagazione di notizie lesive e false, sono il rischio più probabile che si corre frequentando Social Network e altre piattaforme del web. La Polizia di Stato ha lanciato un progetto Nazionale per promuovere una nuova cultura di sicurezza informatica che si chiama "Una vita da Social" una campagna itinerante visionabile su www.facebook.com/unavitadasocial.

Il web va usato in modo consapevole, non è mai troppo presto per imparare a tenere gli occhi bene aperti. Si sta promuovendo nelle scuole a partire dagli alunni delle elementari, ma bisognerebbe coinvolgere molto di più gli eterni assenti, cioè i loro genitori. Gli adulti in genere infatti sottovalutano troppo i rischi del web ma dovrebbero considerare che è pericoloso tanto quanto una moto in mano a un ragazzino. 

E' stato creato un decalogo di regole che aiutano ai giovani a stare  riparo da brutte sorprese.

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LE CARTE SICILIANE NELLE TRADIZIONI NATALIZIE

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Natale con i tuoi, Capodanno con chi vuoi; niente di più vero se consideriamo che il Natale è la festa del focolare domestico per antonomasia. Il detto passai 'a notti 'i Natali, nei suoi molteplici significati ci rimanda alle tradizionali giocate natalizie. Il Natale dei nostri padri era diverso. Altre abitudini, altri ritmi. Dopo una lauta cena a base di Crispelle(con la ricotta o con l’acciuga), Baccalà fritto, anguille e scacciate innaffiate dal buon vino delle nostre contrade,si apriva subito un altra tavolata: quella delle 40 carte. Nel tavolo da cucina prima imbandito da ogni ben di Dio, ecco apparire le carte siciliane. Cavallo, Re e Donna pippina ‘a strucchia( Donna di coppe) da li a qualche minuto avrebbero invaso la scena. L’ammonimento dei nonni ai nipoti era sempre lo stesso: “Accura figghi, i catti su quaranta diavuli: ‘nta stu libbru non vi cci affacciati mai. Si, perché il gioco delle carte (una volta non c’erano i videopoker) poteva portare facilmente all’azzardo. Alle ragazze si consigliava: Bavasceri pigghiulu, iucaturi lassilu. Eppoi di seguito: L’omu ca ioca forti, vali quantu ‘ndui di coppi quannu a briscula è a oru. Come dargli torto? Tralasciando il Poker, Baccarat, Chemin de fer, giochi d’azzardo erano considerati la Zecchinetta il Tresettre lo Stop e altri. Meglio se praticati nei casinò o nelle infime taverne, non certo a casa. In relazione al ceto sociale e al contesto, ciascuno nel gioco delle carte ha impresso le proprie abitudini. In una famiglia cosiddetta “patriarcale” si è sempre giocato per passatempo. “Soddi spicci ‘nnaiii…” parafrasava la famosa canzone cavallo di battaglia di Frank Sinatra (Strangers in the night); questo per invitare i partecipanti a munirsi di soldi spiccioli perché più di 10 lire a puntata non era ammesso fare. E allora si cominciava col Sette e mezzo. In questo gioco di comitiva, la carta più ambita era il re d’oro ( ‘A matta). Quando veniva pescata,

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MA COME PARLI?

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 E’ diventato un problema. Davvero non è facile per i linguisti districarsi tra quotidiani neologismi sfornati ad impronta; abbreviazioni, punteggiature abusate e quant’altro viene lanciato nei circoli dell’etere. “Riavvolgi il nastro, non essere segovio(noioso); scatta caz…, ci vediamo a Marzullo( mezza notte) stasera per gabbibbare un po’”; “Vieni con me in riva al mare, ci saccapeliamo insieme per strafugnare alla grande”(Strafugnare” non è una parolaccia, significa “Strapazzarsi di coccole”).Cosa sta succedendo alla Lingua italiana? Sarà tutta colpa della televisione, del computer, dei telefonini e di chissà quali altre diavolerie mediatiche, sta di fatto che il modo di comunicare è radicalmente cambiato. Se in bene o in male sarà il tempo a stabilirlo. Per adesso si è nel limbo. Dalle nostre parti,

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