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IL CARNEVALE DI UNA VOLTA

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Sembra essere arrivato il Carnevale. Quel “sembra” è d’obbligo visto che fino a ieri l’atmosfera non pareva essere proprio carnascialesca. Neanche un coriandolo per terra, mentre una volta anche nelle piu’ recondite trazzere di periferia il fondo stradale ne era stracolmo. Talvolta si aspettava un minimo corrusco di  vento  per vederli volare in un vortice variopinto che pareva spingerli  fino al cielo. E’ vero: anche le feste risentono dei problemi che assillano la società, per questo probabilmente c’è poca voglia in giro di fare baldoria. Le tante guerre sparse per il mondo, la paura di attacchi terroristici, la  disoccupazione, il crescente impoverimento materiale e morale  delle famiglie costituisce per tutti un forte deterrente al divertimento. Eppure il buon umore dovrebbe essere un’ottima arma contro la depressione.  Un tempo il Carnevale si viveva in maniera diversa. Si aspettava tutto l’anno.  Ogni famiglia provvedeva un mese prima a prenotare i vestiti da indossare per onorare il Re burlone. Si compravano ma si potevano anche affittare. Piccoli e grandi, senza distinzione alcuna, si mascheravano nelle feste di piazza, nei locali come nelle case private.     I bambini, soprattutto, erano i più interessati. C’erano le maschere tradizionali: Arlecchino, Pulcinella, Pierrot, ma si preferiva di più emulare i personaggi delle fiabe. Netta era la distinzione tra i maschietti e le femminucce. Mentre queste ultime vestivano  i panni della Fatina, di Cenerentola o Cappuccetto rosso, i maschi invece preferivano quelle di Principe azzurro, Zorro, D’artagnan, Cow boy ed altro. Il duello a colpi di spada(di latta o in plastica) era assicurato. Poi tutti a Villa Bellini o tra i Carri di Acireale per la foto-ricordo. Quando arrivò il tempo dei cartoni animati giapponesi, Mazinga e Dragon Ball presero il sopravvento. Volavano “supposte” al posto dei missili e qualcuno si fece male saltando dai muretti al grido di “Mazinga fuori”. Coriandoli dappertutto. Poi le stelle filanti. Abolite schiume, mazze e i mattarelli causa di frequenti liti, si passò ai più innocui spray filanti. “Carnevale, ogni scherzo vale, chi si offende è un maiale”, il proverbio non ammette scusanze. Già al solo pensiero di essere giudicato “maiale”, si era disposti a subire anche scherzi pesanti. Così ognuno si

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SINTITI CHI VI CUNTU (n.7)

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Il gomito sinistro appoggiato sul ripiano dell’ amata mia scrivania mi sorregge la testa tramite la

mandibola, guardo con sgomento la montagna di carte che si erge a destra, sull’angolo della stessa.

Penso e mi dico “ mi fingiu pazzu e ci dugnu a focu”, no megghiu 'i pottu a differenziata almeno accucchiu pi sgàvitu. Ora pigghiu 'u tritacatta...ca fossi 'e megghiu.. accussì non sinni parra chiù!

Sobbalzo, avevo messo il telefonino appoggiato sulla mensola allocata dietro la mia testa e

questo maledetto aggeggio squilla e squilla esageratamente forte.

Rispondo senza guardare il mittente, era megghiu ca 'u taliava 'nveci!

“Ma chi si suddu?? javi menz’ura ca chiamu e nuddu m’arrispunni; sta segretaria picchì na licenzi?... ti mangia i soddi e mancu arrispunni o telefunu”.

Siamo in pausa pranzo ed io invece rimango in ufficio per espletare una pratica urgente e magari

per esitare qualche arretrato.

Intuisco di chi si tratta, e questo mi distoglie dai propositi che stavo maturando.

“Senti t’haia parrari: pozzu veniri”?

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CENTRO CULTURALE "V.PATERNO'-TEDESCHI": 2016, UN ANNO INSIEME.

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