CHI HA PAURA DELLA LINGUA SICILIANA?

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 Chi ha paura della lingua Siciliana? Lingua e non comune dialetto, almeno tanto si deve alla Sicilia culla della Letteratura italiana. Il quesito si pone dal momento in cui, pur essendo in vigore la legge che prevede l’insegnamento della Lingua siciliana nelle scuole, non tutti gli istituti si sono adeguati. Alzino la mano i rappresentanti dei Circoli Didattici che al netto di programmi curriculari rimasti sulla carta, hanno dato concreta attuazione al provvedimento. La maggioranza dei docenti si è detta sempre contraria adducendo svariati motivi.“ E’ inquinante”  e “fuorviante” secondo alcuni; “Inutile” e “fuori luogo” secondo altri. Ma c’è pure chi senza ipocrisia alcuna ha fatto intendere quale sia il vero problema: il metodo didattico da utilizzare per l’insegnamento, e la scarsa competenza in materia. Essendo la lingua siciliana priva di una Koinè, di una grammatica, cioè, in grado di unire le parlate da qualunque parte dell’Isola esse provengano, come non dargli torto? Ma si può per tale motivo decidere di non decidere? Non sono i testi che mancano,

né gli studiosi in grado di affrontare e dibattere una volta per tutte la questione. Manca forse un’”Accademia dei Lincei” tutta siciliana grazie alla quale, stabilendo regole definitive, si riesca finalmente a mettere d’accordo tutti. “Un populu,/diventa poviru e servu/quannu ci arròbbanu a lingua/addutata di patri:/è persu pi sempri”, lo affermò Ignazio Buttitta in una famosa poesia. Solo la sensibilità di singoli docenti di buona volontà fino a questo momento ha permesso ai discendi un minimo di conoscenza della cultura siciliana, Lingua compreso. Quando nell’aprile del 1981 uscì la legge regionale per l’insegnamento della Storia e Lingua di Sicilia, il Commissario dello Stato di allora la impugnò  adducendo quale motivo la mancata attuazione statutaria in materia di Pubblica Istruzione. Successivamente tale “vacatio” venne colmata nel 1985 con l’emanazione di un Decreto del Presidente della Regione; per motivi vari anche questa iniziativa cadde nel vuoto. Colpa dello Stato centrale si disse. Risale al 2005 l’ultimo tentativo in ordine di tempo e non si capisce che fine abbia fatto. Le modalità di attuazione della norma forse contengono alcune discrezionalità di troppo. In genere la “discrezionalità” è quella “porticina aperta” da utilizzare all’occorrenza. E’ stata anche stavolta colpa dello Stato centrale? Riflettendoci su, il problema ormai non è più la Lingua siciliana ma la stessa Lingua italiana messa in discussione, tra esterofilismi e neologismi a buon mercato, dai nuovi sistemi di comunicazione. Ma questa è un’altra storia.  

"Pubblicato sul quotidiano "La Sicilia" del 12.09.'13

 

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