FILOSOFIA: IL CRITONE

Share

Al Centro culturale “V.Paterno’-Tedeschi”, è di scena la Filosofia . Il dott. Salvatore Daniele, profondo esperto della materia, ha promosso  una conversazione sull’opera  “ Il Critone” di  Platone. Al termine dell’interessante incontro introdotto dal presidente del sodalizio dott. Santo Privitera, lo studioso ha risposto con competenza e puntualità alla nutrita serie di domande che la platea gli ha rivolto. La curiosità è il segno inequivocabile che l’argomento è stato stimolante e il messaggio pure.  In una società come la nostra, piena di contraddizioni, contrasti e competizioni, la filosofia Socratica per quanto in controtendenza è di una attualità sconvolgente.  “Il Critone” e’ un’opera giovanile del filosofo ateniese Platone vissuto intorno al 480 A.C. Per quanto negli anni l’autore lo abbia limato rendendolo ancora piu’ incisivo nella forma, il suo significato è rimasto invariato. Il Critone è il piu’ socratico dei dialoghi; in esso vengono delineati i principi di etica assoluta, validi sia per l’individuo che per la comunità. La scena ha luogo dopo la condanna a morte di Socrate, accusato di empietà e corruzione di giovani. La condanna non può essere seguita subito in quanto, per rito, bisognava aspettare il ritorno della nave sacra da Delo. E’ in questo frangente che Critone, fedele discepolo di Socrate, si reca in carcere dal maestro per convincerlo a fuggire. Il filosofo rifiuta sdegnosamente adducendo tutta una serie di considerazioni morali che hanno

avuto il potere di disorientare Critone costretto alla fine a mollare. Qual ‘è il vero messaggio che Socrate ha inteso lasciare, è il relatore a spiegarcelo: “Il principio base”-sostiene Daniele-“è quello di non rispondere mai alle ingiustizie con un'altra ingiustizia. Le leggi si rispettano in quanto frutto di democratica condivisione, perciò vanno a tutti i costi assecondate. E’ ingiusto infrangerle. L’ingiustizia è un danno commesso agli altri e quindi chi la commette si macchia a sua volta di una colpa destinata a pesare nella propria coscienza. Socrate non può permetterselo visto che la sua etica individuale gli impone di vivere  in una condizione eudemonica cioè sempre in pace con la propria coscienza. Piuttosto che una logica prevaricatrice-aggiunge Daniele-per una migliore e serena convivenza civile Socrate preferisce di gran lunga quella cooperativistica che consenta  all’uomo di vivere in pace con gli altri oltre che con se stesso”.   E’ un Socrate pacifista quello che emerge da quest’opera che in qualche misura stride con la filosofia di Platone votata nel suo complesso invece-come fa notare ancora l’oratore citando Popper grande filosofo vissuto nella metà del ‘900-verso posizioni totalitari.

Nella foto di Gianni De Gregorio, Salvo Daniele e Santo Privitera.

 

 

Informazioni aggiuntive