ESTATI CATANESI: "IL RITO DELLA PLAIA"

Share

Playa, o Plaja? Ai catanesi non ha  mai interessato come si scrive il toponimo; per loro e’ sempre stata ‘A Plaia. La Plaia sinonimo della bella stagione e di tutti i rituali all’insegna del divertimento corale. Armati di sdraio, ombrellone, cappello e ambra solare, su quella sabbia dorata interi nuclei familiari hanno lasciato un po’della propria storia. Chi ffai t’affìtti ‘a cabbina st’annu!?? Era la domanda più ricorrente; la risposta quasi sempre la stessa: Si!...o solitu lidu, ni virèmu dda’!. Stessa spiaggia stesso mare come la celebre canzone di Piero Focaccia dei primi anni ’60. La bella stagione ‘O Lidu ‘e bagni” durava dal 15 Giugno al 15 Settembre. Oggi, se il clima lo permette, anche qualche settimana in più. E c’è perfino la proposta di lasciare i Lidi aperti tutto l’anno perché, grazie a Dio, il turismo dalle nostre parti non manca. E la Plaia è un pezzo pregiato della nostra terra; un angolo di paradiso che purtroppo difetta di sicurezza nei mesi invernali.  Che tristezza quando, finita l’estate, cabine e passerelle venivano smontate. E dire che agli inizi del secolo scorso, quando ancora la Plaia non era accessibile, erano le scogliere le mete preferite dei catanesi: Armisi(Zona stazione),Ognina, e Caitu(Lungomare) soprattutto. I giovani goliardi d’allora si lanciavano in tuffo dalle punte più alte degli scogli rischiando l’osso del collo. Le cabine a quel tempo non erano per tutti. Alle donne della buona borghesia catanese che affollavano le lunghe fila di casotti in legno concentrati solo in alcuni tratti della scogliera, toccava un periodo limitato di bagni: da San Petru ‘a Maronna ‘o Càrmunu( dal 29 Giugno al 16 Luglio). Fasciati com’erano dall’inguine in su, lontano da occhi indiscreti,

guardati a vista dai familiari e dai mariti si calavano direttamente dalla botola con scaletta posta sul pavimento di quelle strutture in legno. E c’era pure la finestrella sul retro per “la vista dell’intorno”. Altri tempi, altri costumi. Quando l’occhio dei catanesi potè volgersi altrove, cambiarono totalmente le abitudini. Scoperta la Plaia, ci fu posto per tutti. E per tutti cominciò la festa con tanto di rituali. Palette, secchielli, canotti, maschera, tubo e salvagente per i bambini, mentre i loro genitori provvedevano a trasferire dalla casa tutto l’occorrente per il fabbisogno giornaliero.‘A ghiaccèra non poteva mancare. Venivano persino introdotti i fornellini muniti di bombola a gas assolutamente vietati dalla Capitaneria di porto. Carte siciliane per i nonni. Quelle della “Scala Quaranta” per la “Gioventù moderna”. Il bagnino faceva il “cascamorto” con le ragazze. Sbocciavano i primi amori spesso destinati a infrangersi con l’arrivo dell’autunno. La sabbia rovente consigliava sempre l’uso de Scappi a ghitu(infradito). Chi si ricorda più ‘do “Mulùni”(anguria) che legato a una corda di nylon veniva immerso nell’acqua marina perché rimanesse sempre fresco? E delle “infinite” partite a tamburello o a bocce sulla sabbia? Erano solo alcuni dei mille riti estivi che si consumavano negli stabilimenti balneari. Quando lo speaker annunciava il nome della “Miss Lido”, si capiva che la stagione dei bagni volgeva al termine. Oggi la musica è un po’ cambiata anche se molte delle antiche abitudini ancora resistono. Manca il Jukebox sostituito da mixer, microfoni e luci psichedeliche per i balli di gruppo. Ai tornei di tamburello si preferisce il Beach Soccer. Il venditore del “Cocco fresco” non Bannìa più il suo prodotto: Coccùùùù, ahij u coccùùù; coccu friscu friscu ièèèè!!!.  In compenso, gli extracomunitari invadono la spiaggia propinando ai bagnanti ogni sorta di mercanzìa.

 

Nella foto, un'antica Cartolina della Plaja catanese

 

Pubblicato su "La Sicilia" del 2 Luglio '17

Informazioni aggiuntive