"SINTITI CHI VI CUNTU"(8)

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Sono da poco passate le 20,00 ed io con la valigetta porta-documenti mi avvio a piedi verso il grande garage di via Milano dove ho ricoverato stamani la mia bella fiat punto  ultimo grido. Non faccio in tempo a girare l’angolo che sento ininterrottamente  un clàcchisi dal suono rauco e fastidioso all’eccesso; non credo che il richiamo sia rivolto a me, anzi in mente mia do del maleducato al disturbatore, invece no: il disturbatore voleva attirare la mia attenzione e di questo mi accorgo solo quando un’auto sgangherata, che mancu Puddu u pizzaru l’avrebbe presa in considerazione, stava per mettermi sotto. La scanso a fatica mentre il clacson ripete altri due suoni orribili, tipo gabibbo, tanto per dare l’idea. Una testa quasi simile a Otzi si protende verso di me e dalla bocca esce un  “Ti salutai; inchia  mancu mi viri, mancu mi cerchi: ma chi t’haju fattu? Eppuru si 'u patrozzu 'i me figghiu Janu. Tu ricordi a Janu? Ora è 'a Gemmania e macari iddu si fici l’occhi rossi.” Tutto questo mentre le ruote di quella specie di  auto sfiorano il marciapiede ove cammino. “Jachinu non è megghiu ca ni firmamu? “ "Giustu,  però haju primura picchì sugnu in cerca di frauli e nun trovu ‘nfruttaiolu apertu". Mi blocco stupito. Oggi non è stato un gran bel giorno per me: troppi intralci, impicci,e  camurrii vari.  "Frauli?" Cioè fragole. "Ca cettu tu si altolocato e non mi capisci." "No Jachinu, non è questo e tu lo sai; ma ho creduto di aver capito male, stai parlando del  frutto." “ Si,  e tu mi poi diri chi ti ni fai? Ma non sunnu pi mia ma pi me muggheri ca lammicùsa mi dici: Jachinu, Jachinuzzu, mi l’accatti 'i frauli?” In vita mia ho sempre cercato di non dire brutte parole ma qui un vaffa ci starebbe; mi contengo. Accosta alla banchina,

scende e mi vorrebbe abbracciare, lo scanso ma non abbastanza per non  sentire il lezzo che lo pervade: aveva fumato  ‘nsucarru che non doveva essere di buona qualità perché l’alito che  usciva dalla sua bocca era insopportabile  e quindi, dopo qualche attimo di tolleranza, mi allontano delicatamente. 

“ U capisti” mi dice: “nun pozzu rischiari picchì cu sapi su aspittamu nautru figghiu”. Rido, mi scialu e mi  appoggio ad una transenna  mobile in tubolare d’alluminio che troviamo sistematicamente allocate  in ogni angolo di strada  Mancu a dirlu trova lo spunto. “ Ma tu u sai ca nun pozzu nesciri da casa pi cuppa di  chisti ca stanu sfasciannu tutti i strati? L’autru jornu attruppicai e menu mali ca 'n’operaiu mi ha sostenuto; Operaio al quale mi sono rivolto sgarbatamente e ci ni dissi di tutti i culuri. Stu mischinu m’arrispusi  ca stannu facennu na cosa bona, anche se creano disagi; e cioè stannu pusiziunannu strisci di plastica c'appoi i cummogghiunu cu na speci di cimentu rosa."  "Vuoi dire la fibra".  "Ah  si! ...a fibra: ma chi è sta fibra!?" Ci risiamo,  non manca occasione per appiopparmi delle domande alle quali è un po’ complicato rispondere; mi cimento. "Queste strisce di plastica dai cavetti colorati non sono altro che fili vetrosi al cui interno viaggia ad alta frequenza un campo elettromagnetico e permette la trasmissione dati ad una velocità di un Gigabit al secondo e non solo:  se vogliamo essere più pignoli, con l’interramento e la tecnologia di questo tipo si riducono le immissioni elettromagnetiche, e ti pare poco?" 

“Senti Nunziu, tutti sti cosi mi cunvinciunu picca e nenti: ju sacciu sulu ca niscennu dda casa attruppicu cuntinuamenti e quaccchi jornu mi rumpu na jamma e poi 'nculpamu  a fibra?. Ma fammi u favuri! Cammurria mi scurdai i frauli, ti salutu e qualchi vota telefunami." 

Ma nun mi castiu. 

Vostro Nunzio   

 

 

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