Recensione libri

NE PARLIAMO QUANDO TORNI

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RECENSIONE                   “NE PARLIAMO QUANDO TORNI”

                                          di MARIA GRAZIA DISTEFANO

 

 

“Ne parliamo quando torni” (Ediz. Kimerik - 204 pagg. - euro 12,60) fresco di stampa e di presentazione ufficiale, è il romanzo d’esordio firmato da Maria Grazia Distefano ma non la sua prima opera. Già nota e navigata scrittrice di racconti brevi, l’autrice vanta due precedenti pubblicazioni. Ha debuttato nel 2012 con una raccolta intitolata “Pagine di vita” Ediz. Montag alla quale ne è seguita una seconda dal titolo “Via vita” Ediz. Montag nel 2014.

L’autrice siciliana, moglie e mamma, vive e opera in provincia di Catania come pedagogista, come docente di scuola primaria e come esperta di problemi di coppia, visto che tiene anche corsi di formazione per adulti. Nonostante i nutriti impegni quotidiani, riesce a trovare il tempo per dedicarsi alla scrittura. La sua passione per la narrazione affonda le radici nelle letture giovanili e sfocia in età adulta nel bisogno di confrontare il proprio talento con quello di altri autori del panorama culturale. Partecipa a numerosi Concorsi Letterari nazionali dove ottiene segnalazioni, premi e pubblicazioni.

“Ne parliamo quando torni” è un sorprendente romanzo in cui, con garbo e competenza, si approfondisce il tema dell’infertilità di coppia. Scavando magistralmente nel travaglio intimo dei due personaggi principali, l’autrice esamina l’argomento da due angolazioni opposte: maschile e femminile, offrendo al lettore lo spunto per una ricca e profonda gamma di riflessioni. Con un’abile trama a tratti comica e in altri drammatica, intessuta di flashback e metafore, con un linguaggio fluido e adeguato, l’autrice ci accompagna nel penoso mondo della maternità difficile.

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GIAMMERGHI DI SITA Storie di personaggi e pecchi catanesi

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Come un vestito ben indossato il “pecco” la dice lunga sulla identità del popolo catanese. Nomignolo, soprannome o “ingiuria” che dir si voglia, l’attribuzione di un terzo elemento, a volte sostitutivo del nome e cognome originario, affibbiato a un individuo, gli dona un’identità ben precisa agli occhi della comunità. Il passaparola lo sancisce, il suo uso lo rafforza. Qualunque sia il motivo per quale si attribuisce, intento scherzoso, satirico, polemico, spregiativo o offensivo, il “pecco” è unico, parla della storia personale di chi lo indossa, del quartiere in cui vive, delle caratteristiche fisiche o psichiche di una persona. Il senso antropologico di questa etichetta porta alle origini della nostra storia. Una storia fatta di personaggi affascinanti, conosciuti per difetti e virtu’ in una Sicilia che, in modo colorito e spontaneo, rende riconoscibili i suoi abitanti. Santo Privitera, scrittore, storico e giornalista (nel suo curriculum anche i pecchi di ’u poeta” e “scippatesta”), raccoglie “ingiurie” da leggere tutte d’un fiato. Dopo il successo del suo primo lavoro “I pecchi a Catania” (2007), in cui si scopre che anche il sindaco di allora, Umberto Scapagnini, aveva il suo “pecco” – Sciampagnini – l’autore rispolvera un’usanza antica e la mette nero su bianco.

 

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LA RECENSIONE: "GIAMMERGHI DI SITA" Di Santo Privitera

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Buongiorno.
Mi presento: sono ‘Sandro, u duttureddu‘ ma qualcuno mi conosce come ‘Ale de libri’. Luigi, il mio babbo, è ‘cuzzola friuta’ mentre mio zio, suo fratello germano, è Nicola ‘nikki-nakki’. Provengo dal canalicchio e colà dimorano ancora i miei avi, non lontano dalla casa di Agostino,’tutte le mosse’, da quella di Angelo ‘trigghia’ e di don Pippinu, ‘fimminedda’. Son qua perchè intendo oggi soffermarmi su ‘Giammerghi di sita. Storie di personaggi e pecchi catanesi’ (pg 163, Algra Ed, €15), l’ultima dotta fatica di Santo Privitera. Egli, nato a Catania cinquantasei anni orsono, da giovane ‘scippatesta’, ora è per tutti ‘Santu, u pueta’. Il suo nuovo libro, interamente dedicato alla città marca ‘liafanti’ governata daccapo da ‘Enzu,‘u ciuraru’, trasuda ironia e umanità. Non già una semplice elencazione d’ingiurie, ma una spettacolare quadreria di nomignoli in fila indiana e insieme un divertente saggio di storia urbana.
Con un irresistibile espediente letterario, l’autore ci conduce a passo svelto tra pescheria, civita, fera ‘o luni e san Berillo. Ci presenta sia i personaggi di una volta (‘Miciu ‘u carritteri’,l’ingegner K2’,Anna accupu’Iachinu isa a petra’,) che quelli di oggi (‘Saru l’aifonni’,Massimu tri tacchi’,Turi on line’). Giammerghi di sita’ è uno spaccato di vita popolare all’ombra del pennacchio etneo fumante, un gustoso almanacco frutto di dettagliate ricerche culturali sulla nostra isola a tre punte. Di più, una tavolozza colma di scenette di vita dove ogni pseudonimo si trascina un aneddoto e una miriade di avvenimenti tragici, esilaranti o curiosi, torbidi ma mai incolori.
«Il soprannome ,– lo dice Giuseppe Pitrè- è spesso il vero nome col quale la persona e la famiglia sono conosciute. Prima di essere tale fu una parola, un motto, una facezia uscita di bocca; una qualificazione improvvisamente applicatagli da un altro, l’espressione di un’usanza. Agnomi addentellati nei difetto corporali, nelle abitudini

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