LA RECENSIONE: "GIAMMERGHI DI SITA" Di Santo Privitera

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Buongiorno.
Mi presento: sono ‘Sandro, u duttureddu‘ ma qualcuno mi conosce come ‘Ale de libri’. Luigi, il mio babbo, è ‘cuzzola friuta’ mentre mio zio, suo fratello germano, è Nicola ‘nikki-nakki’. Provengo dal canalicchio e colà dimorano ancora i miei avi, non lontano dalla casa di Agostino,’tutte le mosse’, da quella di Angelo ‘trigghia’ e di don Pippinu, ‘fimminedda’. Son qua perchè intendo oggi soffermarmi su ‘Giammerghi di sita. Storie di personaggi e pecchi catanesi’ (pg 163, Algra Ed, €15), l’ultima dotta fatica di Santo Privitera. Egli, nato a Catania cinquantasei anni orsono, da giovane ‘scippatesta’, ora è per tutti ‘Santu, u pueta’. Il suo nuovo libro, interamente dedicato alla città marca ‘liafanti’ governata daccapo da ‘Enzu,‘u ciuraru’, trasuda ironia e umanità. Non già una semplice elencazione d’ingiurie, ma una spettacolare quadreria di nomignoli in fila indiana e insieme un divertente saggio di storia urbana.
Con un irresistibile espediente letterario, l’autore ci conduce a passo svelto tra pescheria, civita, fera ‘o luni e san Berillo. Ci presenta sia i personaggi di una volta (‘Miciu ‘u carritteri’,l’ingegner K2’,Anna accupu’Iachinu isa a petra’,) che quelli di oggi (‘Saru l’aifonni’,Massimu tri tacchi’,Turi on line’). Giammerghi di sita’ è uno spaccato di vita popolare all’ombra del pennacchio etneo fumante, un gustoso almanacco frutto di dettagliate ricerche culturali sulla nostra isola a tre punte. Di più, una tavolozza colma di scenette di vita dove ogni pseudonimo si trascina un aneddoto e una miriade di avvenimenti tragici, esilaranti o curiosi, torbidi ma mai incolori.
«Il soprannome ,– lo dice Giuseppe Pitrè- è spesso il vero nome col quale la persona e la famiglia sono conosciute. Prima di essere tale fu una parola, un motto, una facezia uscita di bocca; una qualificazione improvvisamente applicatagli da un altro, l’espressione di un’usanza. Agnomi addentellati nei difetto corporali, nelle abitudini

e nei vizi di una persona e in tutto ciò che agli occhi del popolo appare non buono».
«I pecchi –ribatte Santo Privitera- sono come dei soprabiti di seta, giammerghi appunto; lì dentro vi sono forti connotazioni antropologiche da scandagliare. Ricordo che mia nonna mi ripeteva ’ Stai attento a come cammini e una parola non la ripetere due volte, sennò ti mettono il pecco.’
In genere, l’ingiuria è ben sopportata anche se deve essere tremendo essere conosciuto come ‘a bratta’. Al di là dell’appellativo più o meno appropriato, è importante la sua genesi. Si va dall’imperfezione fisica allo storpiamento del cognome, dal mestiere al luogo di provenienza fin alla sua ereditarietà. Il nuovo nomignolo è un battesimo alla vita, una rinascita e per ogni strato sociale esiste una tipologia di conferimento; normalmente ci vuole una buona dose di fantasia ma a volte basta un niente. Negli strati popolari se ne registra l’attribuzione con maggiore frequenza, invece nelle famiglie malavitose domina l’appartenenza vera e propria al clan e alla cerchia. Diventa infine necessità in presenza di individui della stessa stirpe parentale e dal nome uguale: in simili casi serve un ‘codice identificativo’ . Tutt’oggi, in certe zone di Catania alla domanda: ‘Unni sta tizio?’ la risposta è ‘Comu ‘u sanu sentiri?’ Spesso non incuriosisce il pecco in quanto tale ma il personaggio con la sua storia personale e l’aneddotica che lo caratterizza. Anni fa una trattoria di Catania era conosciuta come‘A putìa di Don Saru ‘u cunnutu’. Scomparso il titolare, l’epiteto fu tollerato dai figli che lo consideravano addirittura propizio sul piano pubblicitario».

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santo-priviteraSanto Privitera, nato a Catania nel 1959, è laureato in Filosofia e diplomato in Scienze del Servizio Sociale. Giornalista pubblicista, ha scritto per alcuni noti quotidiani e periodici catanesi tra i quali “Espresso Sera”, “Giornale Di Sicilia”, “Prospettive”, “Incontri”, “Giornale del Sud”. Attualmente collabora con “La Sicilia”. Per il teatro ha redatto alcuni testi ancora inediti e la pièce teatrale “Il Paradiso nell’anima”, messa in scena nel 2002. Come saggista ha esordito con La storia della canzone italiana dal ’900 a oggi (1978). Altre pubblicazioni: La maschera del tempo (1986), poesie in lingua italiana; Barriera-Canalicchio: Le storie (1993); San Nicolò l’Arena: Ultimo atto (1997); Il Libro di Sant’Agata (1998); Barriera-Canalicchio: Storia evoluzione e immagini di un quartiere (2001); Eupliu (2003), poemetto in dialetto siciliano; I Pecchi a Catania (2007); L’Assoluto meno ¼ (2009), poesie in lingua italiana; Musica e musicisti catanesi dall’800 al ’900 (2010). Studioso di storia patria e tradizioni popolari, nel 1987 ha fondato il Centro Culturale “V. Paternò-Tedeschi”. Per questo sodalizio ha curato alcune antologie poetiche e promosso una notevole serie di iniziative. è stato membro della Commissione toponomastica catanese. Conferenziere e organizzatore di eventi culturali, attualmente è direttore responsabile del periodico di storia, letteratura e antropologia “La Terrazza”.

 

*Articolo tratto dal Blog "Letteratitudine" di Massimo Maugeri. 

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