PEDAGOGIA CLINICA IN PILLOLE "Memoria e invecchiamento"

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La memoria umana è una facoltà mentale soggettiva ed estremamente complessa. Molti studiosi, nel corso dei secoli, hanno cercato di darne una definizione. Secondo Chauchard, ad esempio, essa non è altro che la “possibilità psicologica dell’uomo di evocare volontariamente un passato dimenticato, che rimane scritto dentro di noi (…)”. La capacità della memoria, però, non è solo quella di ricordare ogni cosa, quanto quella di selezionare le informazioni, elaborarle e recuperarle. Le capacità mnestiche sono legate a vari fattori: neurologici (assenza di lesioni cerebrali); cognitivi (percezione, linguaggio e pensiero); motivazionali (interesse per l’informazione da memorizzare); emozionali (le cose abituali scivolano dalla memoria, quelle che procurano emozioni, positive o negative che siano, lasciano un segno indelebile).

I cognitivisti, sulla base del tempo di immagazzinamento delle informazioni, distinguono la memoria “a breve termine” (capacità di conservare e recuperare informazioni appena ricevute) da quella “a lungo termine”(capacità di recuperare informazioni lontane nel tempo). Neisser, invece, fa la distinzione tra “memoria iconica” (visiva) e “memoria ecoica” (uditiva).

Contraria al credo ideologico, secondo il quale la vecchiaia viene considerata “malattia”, la pedagogia clinica ritiene che la difficoltà di memoria dell’anziano non è legata alla funzione difettosa di un organo, bensì alla condizione generale dell’individuo stesso. Il cervello, infatti, anche quando invecchia, continua a essere un organo dinamico. Le persone anziane, seguono gli stessi meccanismi cerebrali dei giovani, solo che utilizzano aree del cervello diverse e hanno una maggiore difficoltà, rispetto ai giovani, a trasformare la memoria a breve termine in memoria a lungo termine.

E’ vero, però che l’invecchiamento porta un vasto numero di soggetti a disperdere le proprie abilità mnestiche, creando seri problemi nelle funzioni di autonomia e nelle relazioni sociali.

I metodi tradizionali per il recupero di queste abilità nell’anziano, si avvalgono di programmi di “ammaestramento”, raggiunto attraverso la somma di esercizi propri dell’ars memorandi. Non perdendo mai di vista l’idea della globalità della persona e della sua centralità, la pedagogia clinica, invece, attraverso il metodo Memory Power Improvement (M.P.I.), offre all’individuo una molteplicità di stimoli a sostegno di tutti i canali informatori: sensoriali-percettivi, organizzativo-corporei, creativi, umoristici, immaginativo-mentali e altri ancora. Ciò perché la memoria ha uno stretto legame con il corpo, con la mente, con i sentimenti e con lo spirito.

In assenza, dunque, di fattori neurologici scatenanti, possiamo dire che la memoria non invecchia se non siamo noi a farla invecchiare.

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