CONFERENZA: "La relazione sessuo-affettiva"

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Il tema de “LA RELAZIONE SESSUO-AFFETTIVA”, è stato trattato con professionalità e analisi descrittiva agli studenti

dell' Istituto San Francesco di Sales dalla dott.ssa Maria Grazia Di Stefano. Pedagogista clinico la relatrice, ad una platea folta e attenta riunita all'interno del Teatro Don Bosco, ha ricordato come " la morale sessuale non è assoluta, né tanto meno immutabile". Ma questa realtà di fatto, non aiuta a parlarne con serenità con i figli a causa dell'imbarazzo che l'argomento sessualità comporta. Una difficolta comunicativa tra generazioni che spinge i figli a parlarne tra coetanei con maggiore libertà anche se " sicuramente in termini ironici o peggio ancora volgari per mascherare l’imbarazzo provato dinanzi a ciò che di fatto è essenziale, naturale, fisiologico". Un approccio sbagliato può far
apparire la sessualità come qualcosa di sporco, come qualcosa di sbagliato, non come il piacere di vivere in relazione con un altro essere che è diverso da me, che è la cosa più naturale.

La dott.ssa Di Stefano ricorda come la sessualità viene "vissuta" fin da piccoli anche se nel bambino molto piccolo, non c’è ancora una morale sessuale perchè la morale è ancora molto semplice non essendo in grado di comprendere gli interventi repressivi o punitivi da parte dei genitori che cercano di sopprimere ogni suo atteggiamento che ha a che fare con il piacere legato al corpo. Non bisogna dimenticare, sottolinea la relatrice, che noi siamo mente e corpo e l’una non può prescindere dall’altro. Dopo aver introdotto sapientamente l'argomento e riscaldato l'ambiente, la dott.ssa Di Stefano ha coinvolto la platea in un ampio ed analitico panorama sul sapere sessuologico della psicoanalisi toccando le diverse fasi che Freud ha individuato nel suo lavoro di psicoanalista. Tra queste è interessante analizzare il concetto di identità sessuale che è un attributo fondamentale dell’identità personale ed integra in sé componenti biologiche, psicologiche e sociali. In questi componenti gioca un ruolo fondamentale, il ruolo sessuale che è una nozione di tipo psico-sociale e implica l’acquisizione di comportamenti, atteggiamenti tipici di una determinata cultura che servono per dimostrare che si è uomo o donna. Nella dimensione biologica da un punto di vista dello schema corporeo compaiono tutti i caratteri sessuali secondari, questo determina grandi incertezze e un grande bisogno di rassicurazione. L’immagine subisce una continua ristrutturazione che determina uno stato di disagio scaturito dal confronto con l’altro. Dal punto di vista affettivo e relazionale c’è nella dimensione affettiva, l’interesse verso gli individui di sesso opposto. La scelta dell’oggetto sessuale è caratterizzata da un lato da un progressivo disinvestimento delle figure genitoriali e dall’altro da un interesse eterosessuale. Così nella prima adolescenza non ci si innamora ancora di una persona ma dell’idea dell’amore. "Con i primi innamoramenti", sottolinea la relatrice, "il ragazzino scopre che non c’è certezza nell’amore, scopre che il suo pensiero, il suo desiderio non sono onnipotenti, scopre che l’altra persona è un tu reale, altri da sé, autonomo che può o non può amarlo". Con conseguenze poco piacevoli quando scopre di non essere ricambiato. A
conclusione del suo articolato intervento, la dott.ssa Di Stefano ha concluso analizzando il testo di una canzone: “Resta ancora un po’” di Antonino Spadaccino. Coinvolgendo in un interessante dibattito i ragazzi, attenti osservatori nei confronti di un tema dai molteplici aspetti. 
 

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