Storia e tradizioni popolari

MODI DI DIRE E PROVERBI SICILIANI(2)

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-NON SI 'PO LIVARI 'DA UCCA (Quando una determinata cosa è particolarmente gradita);

-CI PIGGHIAU SUPPA (Avendoci provato gusto, vuole riprovarci);

-ARTI DI CRITA POVIRA E MINNìCA, MA TI SI 'NZERTA TI VESTI DI SITA( L'arte povera non produce ricchezza ma se riesci ad azzeccare il modello giusto, quello particolarmente accattivante, puoi guadagnarci tanto); 

-CU SI VESTI DE'ROBBI 'I LAUTRI, PRESTU SI SPOGGHIA (Non ci si deve mai vestire dei panni altrui perchè dalla illusione alla delusione, il passo è breve.);

-'A SQUAGGHIATA DA' NIVI SI VIRUNU I PUTTUSA ( La realtà spesso si nasconde dietro apparenze destinate comunque a svanire);

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LUOGHI DEL CULTO AGATINO: IL TEMPIETTO BIZANTINO SCOMPARSO

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Era il 17 agosto del 1126 quando a ridosso delle rive del porto Ulisse avvenne la solenne consegna delle Reliquie agatine da parte del Vescovo Maurizio al Senato catanese. Le sacre spoglie della Vergine e Martire catanese, grazie ai due valorosi soldati Goselmo e Gisliberto, tornavano da Costantinopoli dopo essere state trafugate dal generale Bizantino Maniace 86 anni prima. L’evento piu’ atteso dai i catanesi non poteva rimanere senza una testimonianza tangibile, tant’è che nel punto in cui avvenne l’incontro, lo stesso anno venne eretto un tempietto votivo in stile Bizantino. Di esso purtroppo non vi è più traccia. Le calamità naturali e soprattutto la mano dell’uomo, lo hanno cancellato per sempre. Di questo monumento denominato Sant’Agata di Lognina prima e Sant’Agata le sciare in epoca successiva, si conosce ben poco; tuttavia la sua esistenza è certa com’è certo il luogo in cui venne edificato. Lo stesso Vescovo Maurizio nella sua preziosa epistola che ha consegnato per intero alla storia la cronaca dell’evento religioso, lo attesta. L’ubicazione esatta è al Rotolo,

 

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MODI DI DIRE E PROVERBI SICILIANI (1)

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'A TELEVISIONI STA PARRANNU SULA (Quando nessuno segue mentre l'apparecchio e' acceso);

VòTILA CA S'ABBRUCIA(Quando qualcuno cerca una giustificazione che non sta nè in cielo nè in terra);

SPOGGHIA A CRISTU E VESTI A MARIA(Togliere a qualcuno per dare ad altri);

FARI SCUMAZZA 'A UCCA (Parlare esageratamente bene di un soggetto, rasentando l'adulazione per esso);

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PROVERBI PER SETTE GIORNI(17)

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-SI VO’ CAMPARI L’ANNI DI LA CUCCA,SPADDA LINZOLA PICCA E STIVALI ASSAI(Se vuoi campare quanto la civetta,consuma molti stivali e poche Lenzuola);

-‘U DDICCARI E DISDICCARI E’ CAPU ‘I CUSTIONI (Abituare e  disabituare crea dissapori e  litigi);

-‘A SPUSA MAIULINA NON SI GODI LA CURTINA ( Chi si sposa a maggio non si gode nel tempo il matrimonio);

-OGNI FICHITEDDU ‘I MUSCA ‘E’ SUSTANZA (Ogni piccola cosa fatta col cuore e’ sempre consistente);

-OCCHIU CA NON VIRI, CORI CA NON DOLI (Occhio che non vede cuore che non duole);

-QUANNU NON SI SENTI A PRIMA VUCI, E’ SIGNU CA NON SI VOLI SENTIRI (Quando non ascolti al primo richiamo,  significa che non vuoi ascoltare);

-CU PUTA DI MAGGIU E ZZAPPA D’AUSTU NON COGGHI NE’ PANI NE’ MUSTU (Chi pota di maggio e zappa ad agosto, non raccoglie nulla)

LA FESTA DI SANT'ALFIO E LE TRADIZIONI PERDUTE

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La festa in onore di S.Alfio, Cirino e Filadelfo Patroni di Trecastagni è un evento religioso ormai di vaste proporzioni. Sull’onda della fede, della tradizione e della spettacolarità, questa festa è conosciuta anche oltre oceano. Complice soprattutto il massiccio esodo migratorio verificatosi nella prima metà dello scorso secolo. In tempi recenti, anche i mezzi di comunicazione vi hanno massicciamente contribuito. Usi,costumi, colore l’hanno da sempre caratterizzata, assimilandola ai più autentici modelli di sicilianità. Sentire un turista chiedere “Quando essere ‘a Calata ‘de ‘mbriachi” è davvero il massimo. E’ successo l’anno scorso. Peccato per lui, perché questo “rito” assieme a tante altre tradizioni che vanno perdendosi, non esiste più da un pezzo. In questa festa, il filo che separa il Sacro dal Profano è sempre stato sottilissimo. Gli anziani spesso ripetevano: “Ppi Sant’Affiu, n’Avi Maria e ‘nsantiuni”. Purtroppo di ubriachi al volante per strada ve ne sono fin troppi e in tutti i giorni dell’anno, ma “’A calata di ‘mbriachi”, quella di cui parliamo, era tutt’altra cosa. Nel pomeriggio del 10 maggio, al ritorno da Trecastagni, dopo due giorni di intensa devozione popolare vissuta tra la strada e l’Altare, la fatica si faceva sentire. Ecco allora una moltitudine di pellegrini scendere un po’ alticci tutti insieme a bordo di carretti, carrozze e carrozzelle. Molti anche a piedi. L’andamento stanco e sonnecchiante non lasciava dubbi sulle loro condizioni. Uomini e donne di età adulta,con volti avvampati e paonazzi, a stento si

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