Storia e tradizioni popolari

ITINERARI CATANESI (II PARTE)

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Organizzata dal Centro culturale "V.Paternò-Tedeschi", nell'ambito degli incontri domenicali si è svolta la seconda parte della conferenza de "Gli itinerari catanesi", relatore il dott. Santo Privitera, scrittore e storico delle tradizioni popolari. Dopo l'incontro del dicembre dello scorso anno, nel corso del quale si era parlato della Catania Greca e Romana fino ad arrivare alle poderose mura cinquecentesche di Carlo V, in questa seconda parte si è discusso invece di altri aspetti storici che hanno interessato la storia cittadina. Partendo dalle devastazioni  per cause naturali fino ad arrivare a quelle procurate dalla mano dell'uomo, la ricostruzione di Catania è stata lenta ma puntuale. Santo Privitera che del sodalizio oganizzatore è anche presidente, ha fatto ricorso alla proiezione di foto e illustrazioni d'epoca per mostrare  meglio come è cambiato l'assetto urbanistico e socio- economico della città lungo l'arco di oltre tre secoli e mezzo. Il terremoto del 1693 ha segnato una svolta in quanto la città è ripartita totalmente da zero. "Riedificare la nuova Catania nello stesso luogo oppure decentrare?" fu il primo questito che si posero i catanesi superstiti prima di mettere in moto la macchina organizzativa. Prevalsero gli interessi del ceto nobiliare, ma non fu estranea l'opera del Canonico Cilestri il quale, avuto sentore che il popolo avrebbe voluto riedificare altrove, pose innanzi a loro una Reliquia agatina per convincerli a desistere dall'insano  proposito. Dal Duca Di Camastra che redasse sulle macerie il primo Piano Regolatore e fino ai secoli successivi è stato tutto un espandersi della città lungo i suoi quattro punti Cardinali. L'oratore ha quindi elencato una corposa serie di "misfatti" causati dall'uomo. Dal tremendo bombardamento alleato nel corso della Seconda Guerra mondiale , fino ad arrivare alla speculazione edilizia del secolo scorso, con lo sventramento del quartiere San Berillo e l'abbattimento delle stupende Ville Liberty esistenti tra le cinta urbane e le estreme periferie. E' stato ricordato inoltre come l'incendio del Municipio avvenuto nel 1943 per mano di sbandati, rivoltosi e separatisti abbia causato la distruzione non soltanto dell'antico edificio ma soprattutto dei preziosi archivi e del museo ricco di rare collezioni. Una gravissima perdita che pesa ancora sulle memorie antiche perse e mai più recuperate. Altri capitoli presi in esame hanno riguardato le leggende metropolitane catanesi e la "Complicata" storia di alcuni monumenti cittadini. Aneddoti e curiosità anche inedite che hanno interessato la Statua di Garibaldi, le teste mozzate delle statue borboniche e la Fontana di Proserpina, alla Stazione Centrale, tanto per citarne alcuni. Aneddoti che non hanno risparmiato neanche l'elefante di Piazza Duomo simbolo stesso della città. Una breve carrellata fotografica corredata da notizie didascaliche ha concluso la mattinata.   

   

Verso Sant’Agata: Intervista al giornalista e scrittore. Santo Privitera

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PROVERBI PER SETTE GIORNI(22)

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-CU PO' FARI E NON FA, CAMPA SCUNTENTU(Chi può disporre ma si priva, camperà infelice);

-MEGGHIU MMIRIA E MAI PIETA' (Meglio essere invidiato che invidiare);

-'U SUPECCHIU E' COMU 'O MANCANTI(L'abbondanza è tale e quale l'insufficienza. Nelle cose occorre il giusto equilibrio);

-PANI SCHITTU CALA RITTU ( Il pane privo di companatico si gusta meglio e non danneggia lo stomaco);

-DI L'AMICI MI VADDU JU, 'DE NNIMICI MI VADDA DDIU (Dei nemici mi guardo io, dei nemici mi guardi Dio);

-'U BONU FA BONU(Il bene predispone gli altri a ricambiare);

-AMARI CU NON T'AMA E' TEMPU PERSU (Amare chi non ti ama è tempo sprecato).

RIFLETTIAMO SU L'EPIFANIA

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"L'epifania tutte le feste le porta via"; da domani: smessi presepi, alberi, stelline e luci colorate si ritorna alla vita normale. E si! perché le feste natalizie hanno sempre qualcosa di magico: Ci fanno sentire "più buoni" almeno dentro. "La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte"; per la gioia dei bambini(per quelli di una volta ancora di più), la magica vecchietta che vola su una scopa continua a distribuire doni dentro una calza. Doni, doni per tutti. Chi ha ricevuto la calza con il carbone dentro, non lo ammetterà mai. Siamo sinceri: Spesso si è monelli fino in fondo. Per ovvie ragioni, non farò gli auguri a chi si chiama Epifanio o Epifania. Potrebbero prendersela a male. "Comunque sia, ogni anno c'è sempre una 'Epifania", (questo proverbio è mio). Ma cosa sta a significare questa ricorrenza? Essa rappresenta l'adorazione dei Re Magi. Come dire che tutti i potenti della terra dovrebbero inchinarsi davanti all'onnipotenza del Bambinello. Colui che ha rivoluzionato il mondo con l'ausilio della semplice parola o del Verbo, se vogliamo. Aggiunge la leggenda cristiana che i Magi per raggiungere la grotta chiesero consiglio ad una vecchia signora che non seppe correttamente informarli. La vecchia da allora gira il mondo cavalcando una scopa e portando i doni ai bambini buoni. Una sorta di "Nemesi". Ai monelli lascia solo carbone perché riflettano sulle loro malefatte. I tre Re, poi, grazie alla stella cometa ritrovarono la giusta strada. Ci sarà una stella cometa in grado di guidare gli attuali potenti della terra a ritrovare la via della Pace nel mondo!!?

CIARAMIDDARI E ZAMPOGNARI, L'ARMONIA DEL NATALE

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‘Na vota!... ’Na vota!… e sempri..‘Na vota!!! Questa espressione la usavano i nostri nonni ma è ancora valida “per tutte le stagioni”. Nel corso dei secoli, il modo di percepire il Natale è inesorabilmente cambiato. Tradizioni, usanze e costumi di un tempo, ormai è più facile riscontrarli nelle rappresentazioni teatrali che nelle strade. Meglio di niente. Una lenta rivoluzione  ha cambiato il modo di percepire quella che ancora, malgrado tutto,  viene considerata la festa piu’ bella dell’anno. Tutto quel fuoco mistico che ruotava attorno ai pastori, all’alberello, alla “Cona” e al suono della Zampogna è andato sempre più attenuandosi  fino a scomparire quasi del tutto.  Ci si chiede dove sia finito il “Magico Natale” se Babbo Natale e’ diventato lo sponsor di qualche prodotto e non si sente piu’ in giro il suono della Zampogna. Gia’, la Zampogna. Nel nostro dialetto il suonatore di questo strumento viene genericamente conosciuto come ‘U Ciaramiddaru,  ignorando pero’ che la Ciaramella e’ diversa dalla Zampogna. Mentre la Ciaramella e’ una grossa canna simile al moderno “Clarinetto”; la Zampogna e’ uno strumento molto piu’ complesso essendo composto da un otre di pelle di pecora entro cui si innestano  tre o piu’ canne zufolate della stessa misura tranne una piu’ corta. Suonarla implica tutta una preparazione preliminare piuttosto complessa. Un tempo l’usanza si tramandava da padre in figlio, ma la tradizione ad essa legata si perde nella notte dei tempi. Vivevano di pastorizia, i Ciaramiddara, un elemento in piu’ per assimilarli ai pastori che nella Santa notte di Betlemme furono tra i primi ad inchinarsi davanti al “Bambinello”. “Ciaramiddaru…ciaramiddari fai ‘na sunata supra l’altaru, Ca lu Signuri quannu nasciu tutti li cosi binidiciu” recita il testo di una canzone che ancora oggi si canta nelle Novene natalizie. La letteratura di tutti i tempi ha celebrato questa figura quasi “Mitologica”. Per guadagnarsi da vivere “ ‘I Ciaramiddara”

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