'I PUETA DA VARA"

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Nel giorno delle celebrazioni dedicate al Santo protettore Giovanni Battista, in un tripudio di strisce multicolori e il vociare festante dei devoti, tornano a mezzo giorno in punto a recitare come ogni anno sul Sagrato della chiesa Madre di San Giovanni Galermo i Pueta da Vara. Sono versi di profonda devozione quelli declamati in lingua siciliana da questi poeti popolari un tempo analfabeti e dediti agli umili mestieri. Chiamati a “sfidarsi” a suon di ottave per esaltare nel modo più suggestivo possibile la figura del Battista, mantengono viva una tradizione che ancora oggi richiama il pubblico delle grandi occasioni.

 

San Giovanni Galermo che fino al 1926 mantenne lo status di Comune autonomo, custodisce gelosamente questo momento letterario di Fede e folklore. ‘A ‘nchianata ‘nta Vara a stretto contatto col prezioso simulacro del Battista, è stato e continua a essere per questi poeti un magico ed esaltante momento. Cu la me fidi e la me vuci chiara macari iù ‘cchianai supra ‘dda vara recitano i versi di Simone Caruso l’ex presidente della Pro-Loco sangiovannese che nel 1977 rinvigorì il tradizionale certame che si avviava verso un lento declino. Impossibile citare tutti i poeti che nell’arco dei secoli si sono avvicendati. Sono veramente tanti. Tra quelli di maggiore spicco, Andrea Pappalardo e Carmine Caruso( Motta S.Anastasia 1840-1914). Caruso, meglio conosciuto come ‘U Pueta da’ Motta è il più noto. Sul terreno della poesia osò sfidare perfino Rapisardi. Il poeta mottese sopra l’ambita  Vara vi salì giovanissimo, all’età di 21 anni, aggiudicandosi la vittoria per ben nove volte consecutive. Ma vale la pena ricordare anche i poeti di epoca più recente: Turiddu Bella, Enzo D’Agata, Placido Benina, Tino Scalia, Angelo Santonocito, Gaetano Patralia (nella foto), Alfio Naso, Pina Fazzio. Andrea Tarso, il poeta nicolosita che riportò in auge la manifestazione dopo i fuochi del secondo dopoguerra, volle partecipare fino a poco tempo prima della sua morte. La tradizione de I pueta da vara che dal 1994 è organizzata dall’Associazione Solarium, si perde nella notte dei tempi. Già nel 1852 il filologo Leonardo Vigo (Acireale 1799-1879), avendo assistito più volte all’evento, ebbe modo di parlarne nella sua Raccolta amplissima di canti popolari siciliani. Lo stesso fecero a seguire gli antropologi Giuseppe Pitrè e Salvatore Salomone Marino nelle rispettive dissertazioni sugli usi e costumi legati proprio alla festa di San Giovanni.

Nella foto di Gianni de Gregorio, un momento della manifestazione che si è svolta lo scorso 24 Giugno a San Giovanni Galermo.

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