SANT'AGATA DI MEZZ'AGOSTO: LA MERAVIGLIOSA LEGGENDA DEL GELSOMINO D'ARABIA

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La vendita dei gelsomini d’arabia durante i festeggiamenti agatini di mezz’agosto? Una tradizione ormai scomparsa. Una delle tante che la festa di Sant’Agata, pur rimanendo sempre la terza festa più suggestiva e partecipata al mondo, ha dovuto subire nel tempo. Fino agli anni sessanta dello scorso secolo, si vedeva ancora qualche venditore ambulante circolare a piedi o a bordo di motoape, offrire in città gelsomini d’arabia ai fedeli. Molto gradite dalle signore, erano raccolti in semplici mazzetti legati da un elastico o in piccole “sponse” umide per ritardarne l’appassimento. Costavano 10 lire al massimo, ma il prezzo variava a seconda delle dimensioni. Nelle abitazioni delle famiglie più tradizionaliste, i gelsomini d’arabia si coltivavano nelle “graste”(vasi) o nei mignani per regalarli agli amici o ai vicini. Ben più costosi erano i monili raffiguranti il fiore del gelsomino sbocciato, coniati su commissione dagli orafi. Nobili e possidenti li avrebbero indossati durante le celebrazioni. Ma cos’hanno a che vedere i gelsomini d’arabia con Sant’Agata? L’usanza ci viene tramandata dal popolo e trae origine da una suggestiva leggenda legata al ritorno delle Sacre reliquie agatine da Costantinopoli a Catania ottantasei anni dopo il loro trafugamento. Goselmo e Gisliberto, i due soldati protagonisti dell’avventura,

dopo avere accuratamente sistemato il Sacro carico nelle proprie faretre, fuggirono precipitosamente. Sapevano già le traversie che avrebbero dovuto affrontare e,soprattutto, conoscevano benissimo la punizione alla quale sarebbero andati incontro nel caso fossero stati scoperti. Il loro piano era ardito e pieno di incognite; si trattava di affrontare un lunghissimo viaggio prima di approdare in terra di Puglia attraverso l’Adriatico. Occorreva un miracolo, e questo arrivò. Durante il tragitto furono fermati da un gruppo di soldati imperiali in servizio di perlustrazione. Gli uomini pretesero di esaminare il contenuto del carico trasportato. I due non si persero d’animo e risposero: “ Fiori! “. Fu così che dall’interno delle faretre, un intenso e prolungato profumo di gelsomino d’arabia si sprigionò invadendo l’aria di delicata flagranza. I due soldati autori dell’impresa, colti di sorpresa, si sentirono risollevare ma non lasciarono trasparire la minima emozione; da qui l’immediato lasciapassare. Questo miracolo va ad aggiungersi agli altri che tra storia e leggenda caratterizza quel sacro alone di Santità che avvolge sin dal suo “Dies natalis” la Vergine e Martire Agata. Peccato che, non essendo molto conosciuto, ha cessato di esistere nel simbolo e con esso nella memoria dei catanesi.  

 

*Pubblicato su "La Sicilia" del 17.08.'16

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