LA COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI AL TEMPO DI HALLOWEEN

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Caruusiii…non c’è cchiu munnu!; questo detto lo ripetono i catanesi di una certa età quando si trovano a fronteggiare realtà che stridono con le tradizioni. Nel breve volgere di pochi anni, molte usanze sono sparite o modificate a beneficio delle “nuove tendenze”. Il ritornello diventa addirittura ossessivo quando ci sono di mezzo le festività più sentite come I morti, Natale, Pasqua e perfino Sant’Agata. Non sfuggono a questo fenomeno le feste Patronali sparse su tutto il territorio isolano. Al netto della sacralità di questi eventi accomunati dai riti Cristiani più o meno sentiti, vi sono tradizioni popolari che, quelle si, col trascorrere del tempo vanno affievolendosi perdendo di intensità e fasto. Le celebrazioni dedicate a Tutti I Santi, seguite dalla sacra Commemorazione dei defunti(I Motti), non sembrano essere più le stesse. Sono cambiate molto. A indicarne l’arrivo resta ancora il profumo delle calderoste ed i gustosi biscotti al cioccolato, meglio conosciuti come i Rami ‘i napuli. L’Ossa ‘i mottu, solo in poche pasticcerie. Per il resto, troppo smaliziate ormai le nuove generazioni per credere alla presenza dei cari defunti nelle loro case. Se I Morti dovessero portare i doni come da tradizione, ci sarebbe Carbone per tutti! A chi mi sta’ cuntannu,…avaja: papà arrialimi ‘a motocicletta… curri! Il tono perentorio non ammette repliche. E dire che una volta i ragazzi si accontentavano delle pistole giocattolo, dei fucili a gommini e relativi caps e fulminanti come munizioni( prima di carta pirica, poi di ferro, e per finire quelli di plastica). Sciamando per strada, gruppi di “guerriglieri” in erba andavano sparando da una strada all’altra. E quelle battaglie, ironia della sorte, almeno fino a quando non arrivarono le pericolose pistole lancia-razzi che indussero le forze dell’ordine ad imporre L’alt gioco, portavano tra la gente una certa strana allegria. Ai primi botti già si capiva che erano arrivati I Morti. Per le bambine, invece, era diverso. Si faceva a gara a chi possedeva la bambola più bella. A quel tempo erano di moda i mattoncini Lego e le cucine in miniature: pentole e posate comprese. Tra i regali più significativi, i giochi di gruppo come il Monopoli, il gioco dell’Oca, la Dama, gli Scacchi o il più costruttivo allegro chirurgo: Picchì cu sapi su quannu crisci ‘me figghiu m’addiventa dutturi!. Aspirazioni e sogni che ciascun genitore manifestava anche attraverso semplici ma significativi doni. La Festa di Halloween, ha fatto piazza pulita. La spettacolarizzazione del macabro che tanto non piace alla Chiesa Cattolica, si ispira a riti pagani del tutto estranei alla nostra cultura. Nelle vetrine: scope, mantelli e maschere di scheletri fanno bella mostra insieme all’immancabile simbolo: La zucca…vuota. Più che un dolcetto, sembra uno scherzetto dei tempi nostri. In fin dei conti, però, sempre di Morte si parla. Munnu ‘a statu e munnu è; come dire: il cambiamento e’ legge di natura. Che la festa dei Morti non goda più della suggestività di un tempo, si intuisce anche dalla precoce pubblicità degli addobbi natalizi che si vedono in giro per la città. Sembra quasi il mese di dicembre. Siamo a Ottobre eppure campeggiano già nei negozi i primi simboli natalizi. Alla domanda: E ‘a festa de’ Motti unni iu a finiri? i commercianti sembrano rispondere tutti alla stessa maniera: Che tempi ca currunu… pinsamu prima ‘e…vivi!!.

 

Articolo pubblicato sul quotidiano  "La Sicilia" il 29 ottobre 2017.

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