Perifrasi come figura retorica - significato ed esempi

Mappa mentale sui dispositivi linguistici, con al centro un volto stilizzato circondato da matite colorate. Le ramificazioni elencano varie categorie di figure retoriche, come quelle che giocano con suono, significato o ordine delle parole.

Scritto da

Sabatino Morelli

Pubblicato il

27 set 2026

Indice

Quando una parola appare troppo diretta, ripetitiva o povera di sfumature, la lingua può scegliere una strada più ampia: descrivere quell’idea invece di nominarla subito. La perifrasi come figura retorica nasce proprio da questo giro di parole e può rendere un testo più elegante, evocativo, ironico o delicato. Qui chiarisco come riconoscerla, quali effetti produce, in cosa differisce da metafora, antonomasia ed eufemismo e come usarla senza appesantire la scrittura.

La perifrasi allunga l’espressione per renderla più precisa o più evocativa

  • Definizione La perifrasi sostituisce una parola con una locuzione più ampia che ne richiama il significato.
  • Funzioni Può evitare ripetizioni, attenuare un’espressione, nobilitare un’immagine o creare ironia.
  • Esempi “La città eterna” indica Roma, mentre “passare a miglior vita” significa morire.
  • Distinzioni Non ogni giro di parole è una metafora, un’antonomasia o un eufemismo.
  • Uso efficace La descrizione deve lasciare riconoscibile il referente senza diventare vaga o artificiosa.

Che cos’è la perifrasi e come funziona

La perifrasi, chiamata anche circonlocuzione o “giro di parole”, consiste nel dire qualcosa attraverso più vocaboli invece di usare il termine diretto. “L’astro del giorno”, per esempio, può sostituire “il sole”; “il re degli animali” può indicare il leone.

Il meccanismo è semplice, ma l’effetto non è sempre lo stesso. A volte la descrizione serve a rendere il riferimento più chiaro, altre volte aggiunge un giudizio, un’immagine o una particolare atmosfera. Per questo non la considero una semplice complicazione del discorso: è una scelta espressiva intenzionale.

La perifrasi può riferirsi a una persona, a un luogo, a un oggetto, a un’azione o a un concetto astratto. Il lettore deve poter ricostruire il significato partendo dagli elementi forniti, anche quando il riferimento non viene dichiarato apertamente.

Il significato del termine

La parola deriva dal greco e richiama l’idea di “dire intorno”. L’immagine è efficace perché descrive bene il procedimento: invece di puntare direttamente al nome, la frase gli gira attorno attraverso una caratteristica, una relazione o una conseguenza.

La qualità di una buona perifrasi dipende dall’equilibrio. Se è troppo evidente, diventa una semplice sostituzione ornamentale; se è troppo oscura, costringe il lettore a indovinare senza avere abbastanza elementi. Secondo la mia esperienza, la formula migliore è quella che crea un piccolo intervallo di interpretazione, ma offre comunque una direzione precisa.

Perché si usa questo giro di parole

La funzione più immediata è evitare la ripetizione. In un testo in cui compare più volte “Dante”, per esempio, si può alternare il nome con “il poeta fiorentino” o “l’autore della Commedia”, purché il contesto renda chiaro il riferimento.

La perifrasi può anche aggiungere una valutazione. “La città eterna” non comunica soltanto il nome Roma, ma richiama la sua storia e la sua durata simbolica. Allo stesso modo, “il Bel Paese” evoca l’Italia attraverso un’immagine celebrativa, non attraverso una semplice informazione geografica.

  • Chiarezza Descrive un concetto tecnico o poco familiare con parole più accessibili.
  • Eleganza Evita una ripetizione e dà varietà al ritmo del testo.
  • Allusione Suggerisce un personaggio o un luogo senza nominarlo direttamente.
  • Attenuazione Rende meno cruda un’espressione, come in “passare a miglior vita”.
  • Ironia Può creare distanza tra la descrizione solenne e la realtà concreta.

In poesia e nella narrativa entra in gioco anche il valore ritmico. Una locuzione più lunga può adattarsi meglio al numero delle sillabe, alla musicalità del verso o al tono solenne della scena. Nella prosa, invece, la sua forza dipende soprattutto dall’immagine che riesce a costruire.

Gli esempi più chiari nella lingua e nella letteratura

Gli esempi aiutano a capire che la perifrasi non ha un solo registro. Può appartenere alla poesia alta, al linguaggio quotidiano, al giornalismo o alla comunicazione istituzionale. Cambia il tono, ma resta uguale il principio: un’espressione più ampia prende il posto di una più breve.

Le perifrasi letterarie

In Dante, la formula “colui che tutto move” indica Dio. Non si limita a sostituire un nome proprio: presenta il destinatario attraverso la sua funzione cosmica e produce un effetto solenne.

“Il figlio di Laerte” identifica Ulisse richiamando la sua discendenza. Questo tipo di espressione è frequente nella tradizione epica, dove il personaggio viene riconosciuto attraverso il padre, l’origine o un attributo memorabile.

“La terra dove il sì suona” è una denominazione poetica dell’Italia. Qui il riferimento nasce da un tratto linguistico e culturale, quindi la perifrasi non informa soltanto, ma costruisce un’immagine dell’identità italiana.

Gli esempi di uso comune

Perifrasi Significato diretto Effetto principale
La città eterna Roma Richiama storia e prestigio
L’astro del giorno Il sole Crea un’immagine poetica
Il pianeta rosso Marte Descrive attraverso una caratteristica visibile
Passare a miglior vita Morire Attenua un’espressione dolorosa
Colei che mi ha dato la vita Mia madre Sottolinea il rapporto affettivo

Non tutte queste espressioni hanno lo stesso peso stilistico. “Il pianeta rosso” è una descrizione ormai comune, mentre “colei che mi ha dato la vita” mette in primo piano il legame emotivo. La perifrasi va quindi interpretata anche in base al contesto e all’intenzione di chi parla.

Le differenze con metafora, antonomasia ed eufemismo

Le figure retoriche spesso si sovrappongono, ed è normale trovare classificazioni leggermente diverse nei manuali. Per analizzare correttamente un’espressione conviene chiedersi prima se descrive il referente, lo sostituisce per somiglianza oppure ne attenua il significato.

Figura Come funziona Esempio
Perifrasi Sostituisce un termine con una descrizione più ampia La città eterna per Roma
Antonomasia Indica una persona con un appellativo riconoscibile Il Sommo Poeta per Dante
Eufemismo Attenua un’espressione diretta o sgradevole Passare a miglior vita per morire
Metafora Trasferisce un significato sulla base di una somiglianza È un leone per una persona coraggiosa

L’antonomasia può presentarsi proprio in forma perifrastica, come accade con “il padre della lingua italiana” riferito a Dante o con “il Cavaliere” quando il contesto identifica una persona precisa. In questi casi è utile parlare di area di sovrapposizione, senza forzare una separazione assoluta.

Anche l’eufemismo può utilizzare un giro di parole, ma il suo scopo principale è diverso. Se dico “non vedente” invece di “cieco”, sto scegliendo una formulazione percepita come più rispettosa o meno diretta; se dico “l’astro del giorno”, sto invece creando un’immagine. La forma può essere simile, ma cambia l’intenzione.

Non va confusa neppure la figura retorica con la perifrasi grammaticale. Costruzioni come “sto leggendo”, “devo partire” o “ho finito di lavorare” sono gruppi verbali formati da più parole che esprimono tempo, aspetto, obbligo o conclusione dell’azione. In quel caso non si sta sostituendo un nome con una descrizione figurata.

Come riconoscerla e usarla senza esagerare

Quando analizzo una frase, seguo un controllo rapido. Prima individuo il referente, poi verifico perché l’autore abbia preferito quella formulazione al termine diretto. Infine osservo se emergono un’immagine, un giudizio, un’attenuazione o un effetto ironico.

  1. Cerca il termine sostituibile e prova a riassumere la locuzione con una sola parola.
  2. Controlla il rapporto con il referente. Deve esserci una descrizione, una relazione o una caratteristica riconoscibile.
  3. Individua l’effetto prodotto sul tono, sul ritmo o sul significato.
  4. Confronta il termine diretto con la perifrasi e chiediti cosa andrebbe perduto eliminandola.

Per scriverne una efficace, io parto da un tratto concreto e non da una formula vaga. “La persona che lavora nel settore della cultura” è una descrizione generica; “il custode della memoria di un borgo” è più personale e suggerisce già un ruolo, un’atmosfera e un punto di vista.

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Gli errori più frequenti

Il primo errore è usare una locuzione troppo lunga quando il termine diretto sarebbe più chiaro. La perifrasi non migliora automaticamente lo stile: se rallenta la frase senza aggiungere significato, diventa solo verbosità.

Un altro problema nasce dalle espressioni poco riconoscibili. “Colui che osserva le cose dall’alto” potrebbe indicare un pilota, un’aquila o una persona affacciata a una finestra. Se il contesto non offre indizi sufficienti, il lettore non interpreta, ma si perde.

Infine, bisogna evitare di accumulare troppi giri di parole nello stesso periodo. Una perifrasi ben scelta può dare colore; cinque perifrasi consecutive rischiano di trasformare una frase semplice in una decorazione pesante. La misura, qui, conta più dell’effetto sorprendente.

La perifrasi funziona quando aggiunge uno sguardo

Il modo più semplice per ricordarla è questo: la perifrasi non cambia soltanto il numero delle parole, ma cambia il punto di vista da cui nominiamo qualcosa. “Roma” informa, “la città eterna” interpreta; “morire” è diretto, “passare a miglior vita” attenua; “Dante” identifica, “colui che tutto move” evoca.

Prima di inserirla in un testo, conviene quindi chiedersi quale effetto si vuole ottenere. Se la risposta è chiarezza, varietà, rispetto o immaginazione, il giro di parole può essere una scelta precisa; se non aggiunge nulla, il termine semplice resta spesso la soluzione migliore.

Domande frequenti

La perifrasi sostituisce un termine con una descrizione più ampia, come “la città eterna” per Roma. La metafora si basa sulla somiglianza, l’antonomasia usa un appellativo riconoscibile e l’eufemismo attenua un’espressione diretta, come “passare a miglior vita” per morire.

In Dante, “colui che tutto move” indica Dio, “il figlio di Laerte” identifica Ulisse e “la terra dove il sì suona” indica l’Italia. Queste espressioni aggiungono solennità, allusione e valore culturale al riferimento.

Può evitare ripetizioni, rendere un’immagine più elegante o poetica, suggerire un personaggio o un luogo, attenuare un’espressione e creare ironia. In poesia può contribuire anche al ritmo e alla musicalità del verso.

Bisogna individuare il termine sostituibile, verificare che il referente sia riconoscibile e osservare quale effetto produca la descrizione. Se la locuzione è troppo lunga, vaga o non aggiunge significato, il termine diretto è spesso preferibile.

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metafora perifrasi antonomasia eufemismo

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Sabatino Morelli

Sabatino Morelli

Mi chiamo Sabatino Morelli e ho accumulato 9 anni di esperienza nel campo della cultura, delle tradizioni, della lingua e della gastronomia italiana. Sin da giovane, sono stato affascinato dalla ricchezza del patrimonio italiano, un interesse che è cresciuto nel tempo e che mi ha spinto a esplorare le varie sfaccettature della nostra cultura. Scrivere di questi temi mi permette di condividere la mia passione e di aiutare gli altri a comprendere meglio la bellezza e la complessità delle tradizioni italiane. Mi dedico a scrivere articoli che affrontano aspetti specifici della cultura italiana, dalla storia delle ricette regionali alle curiosità linguistiche. La mia metodologia si basa su un'accurata ricerca delle fonti, un confronto delle informazioni e una chiara organizzazione dei contenuti, per garantire che le informazioni siano utili, accurate e sempre aggiornate. Sono convinto che la conoscenza debba essere accessibile a tutti, e mi impegno a semplificare argomenti complessi per renderli comprensibili e coinvolgenti.

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